"Nel luglio 1638, pochi mesi prima del trapasso, Tommaso Campanella spedì da Parigi al Granduca Ferdinando II de' Medici un esemplare d'omaggio della sua monumentale Philosophia realis. La lettera accompagnatoria, piena di dignità e di naturalezza, non ha traccia di servilismo cortigiano e limita il tributo di lodi al riconoscimento dei grandi meriti culturali del casato mediceo, che fu patrono della rinascita filosofica italiana. Scrive Campanella: «Da che cominciai a gustar non volgarmente qualche verità del nostro mondo e del suo autore, onde me vidi obligato richiamar la gente da le scole umane alla scola del Primo Senno divino, stimai ancora che io e ogni ingegno egregio portàmo grande obligo ai prìncipi medicei, che, facendo comparir i libri platonici in Italia, non visti da' nostri antichi, fûr cagione di levarci dalle spalle il giogo d'Aristotele, e per conseguenza poi di tutti i sofisti: e comminciò l'Italia ad esaminar la filosofia delle nazioni con ragione ed esperienza, nella natura e non nelle parole degli uomini». Rifiuto del principio di autorità, fiducia nella ragione, ricerca sperimentale sono così individuati con lucida consapevolezza quali motivi ispiratori della nuova scienza. Recluso per più d'un trentennio, segregato da quel mondo che con curiosità febbrile aveva sognato di investigare in tutte le direzioni nei pochi anni di libertà della sua giovinezza errabonda, Campanella non mancava di considerarsi a pieno diritto membro della coraggiosa falange dei novatore: «Io, con questo favore fatto al secolo nostro», continua la lettera al Granduca, «ho riformato tutte le scienze secondo la natura e la Scrittura, dai codici di Dio. Il secolo futuro giudicarà di noi, perch'il presente sempre crucifige i suoi benefattori; ma poi resuscitano al terzo giorno o 'l terzo secolo».[…]"
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"Nel luglio 1638, pochi mesi prima del trapasso, Tommaso Campanella spedì da Parigi al Granduca Ferdinando II de' Medici un esemplare d'omaggio della sua monumentale Philosophia realis. La lettera accompagnatoria, piena di dignità e di naturalezza, non ha traccia di servilismo cortigiano e limita il tributo di lodi al riconoscimento dei grandi meriti culturali del casato mediceo, che fu patrono della rinascita filosofica italiana. Scrive Campanella: «Da che cominciai a gustar non volgarmente qualche verità del nostro mondo e del suo autore, onde me vidi obligato richiamar la gente da le scole umane alla scola del Primo Senno divino, stimai ancora che io e ogni ingegno egregio portàmo grande obligo ai prìncipi medicei, che, facendo compa
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Utet
- Autore
- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 900000000855
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