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Racconti Popolari Yiddish

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Neri Pozza
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Robin Hood degli idiomi, secondo una nota definizione, lo yiddish è stata forse l’unica lingua franca che l’Europa abbia avuto dopo il latino. Nato nell’alto Medioevo come gergo degli ebrei che allora abitavano in Germania, questo insieme di tedesco e di ebraico - con qualche prestito slavo e qualche traccia di latino - nel corso dei secoli è divenuto la lingua degli ebrei cosiddetti ashkenaziti, abitanti cioè in quel vasto territorio che comprende l’Europa continentale. Da Strasburgo a Odessa, da Amsterdam a Mosca, nelle strade, nelle case e nelle botteghe dei quartieri ebraici, l’intera vita profana si esprimeva in yiddish, lasciando all’ebraico il suo immutabile ruolo di lingua sacra, di idioma sovrano nella sinagoga

Descrizione

Robin Hood degli idiomi, secondo una nota definizione, lo yiddish è stata forse l’unica lingua franca che l’Europa abbia avuto dopo il latino. Nato nell’alto Medioevo come gergo degli ebrei che allora abitavano in Germania, questo insieme di tedesco e di ebraico - con qualche prestito slavo e qualche traccia di latino - nel corso dei secoli è divenuto la lingua degli ebrei cosiddetti ashkenaziti, abitanti cioè in quel vasto territorio che comprende l’Europa continentale. Da Strasburgo a Odessa, da Amsterdam a Mosca, nelle strade, nelle case e nelle botteghe dei quartieri ebraici, l’intera vita profana si esprimeva in yiddish, lasciando all’ebraico il suo immutabile ruolo di lingua sacra, di idioma sovrano nella sinagoga e nelle ore di austera preghiera.
Nell’ampio, sterminato spazio in cui risuonava, tra molteplici tradizioni e costumi, lo yiddish trasportava anche storie e narrazioni antichissime, favole di folletti spiritosi e sovrani di reami mai esistiti, di povere orfane e demoni goffi, apprendisti stregoni e osti di campagna, e racconti magici popolati di rabbini e folli, profeti e principesse.
Con pazienza e devozione, e fedeltà a quello spirito tutto ebraico del passaggio “di generazione in generazione”, Beatrice Silverman Weinreich ha raccolto, in questo volume, le favole e i racconti yiddish più belli e più trasmessi nelle comunità ashkenazite. Il risultato del suo grande lavoro di indagine in un patrimonio quanto mai frammentario e disperso non è soltanto quello che Elena Loewenthal definisce, nell’introduzione alla presente edizione italiana di quest’opera, “una vera e propria summa di favole ebraiche”. È anche, e forse soprattutto, un prezioso lavoro della memoria, in cui sfiorare “con gli occhi e con il cuore” il passato di una lingua estinta nel breve spazio di una generazione.

«Una vera e propria summa di favole ebraiche». (Elena Loewenthal)

«Favole di folletti spiritosi e sovrani di reami mai esistiti, povere orfanelle e demoni goffi, apprendisti stregoni e osti di campagna in un volume che raccoglie le fiabe e le storie yiddish più belle». (Il Secolo XIX)

«Uno spicchio minuscolo del giacimento della letteratura yiddish, ma sufficiente a tracciare una summa del narrare ebraico». (Il Foglio)

«Storie animate da rabbini e principesse, folli e folletti, osti e profeti....» (Sette-Il Corriere della Sera)

Beatrice Silverman Weinreich è una ricercatrice dell'YIVO Istitute for Jewish Research di New York. Autrice di numerosi saggi sulla cultura yiddish, ha collaborato al Language and Culture Atlas of Ashkenazic Jewry e sta lavorando a una nuova, monumentale raccolta di racconti yiddish in lingua...

Dettagli del prodotto

Editore
Neri Pozza
Autore
ISBN
978887305790

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