Il termine Folklore è usato da molti per indidicare esclusivamente quelle rievocazioni recenti (e talvolta arbitrarie) di antiche feste cittadinesche, o anche quelle esibizioni di gruppi che cantano e danzano svolgendo programmi su testi poetici e musicali elaborati da maestri che li istruiscono secondo i propri gusti e non sempre con una adeguata preparazione storica e critica: tutto ciò ha diffuso un'erronea idea e una insufficiente valutazione della importanza del Folklore.
Il termine comparve la prima volta il 22 agosto 1846 proposto dall'archeologo William John Thoms che l'aveva foggiato unendo due parole antiquate e di origine sassone: folk= popolo, e lore=sapere. Letteralmente, quindi, «sapere del popolo», il complesso di quelle cognizioni e forme di vita tradizionale proprie delle classi popolari.
Il termine inglese ha però trovato forti resistenze là dove è assai vivo il senso della nazionalità e della purezza della lingua. Così in Germania si usa il termine Volkskunde, introdotto fin dai primi dell'Ottocento attraverso la letteratura romantica; e vari altri termini troviamo in altri Paesi. In Italia per un certo periodo fu usato dagli studiosi il termine demopsicologia, sostituito poi con demologia: ma il termine che ormai si è imposto da noi (come, del resto anche in Francia, in Spagna, e altrove) è quello di Tradizioni popolari, senza escludere il termine internazionale, ammesso anche da insigni filologi e che noi accettiamo senza sostituire con la C la K che è lettera d'antica e nobile tradizione italiana.
Esiste un'attività spirituale delle collettività, la quale crea, conserva, tramanda e rinnova la vita sociale e di cultura e le tradizioni che si dimostrano utili e congeniali alle collettività stesse, mentre elimina via via quelle che si rivelano ormai superate e non più funzionali. Questa forza spirituale, a cui si deve un patrimonio inestimabile di valori pratici, etici ed estetici, è la tradizione popolare. Perchè essa si realizzi occorre che un costume, una credenza, un canto, un proverbio ecc., siano accolti e fatti propri da un numero più o meno grande di individui, si conservino nel tempo per una durata più o meno lunga, e si diffondano nello spazio per un'area che talvolta si estende a parecchie Nazioni e a interi continenti.
Altro elemento è il tono psicologico di semplicità, di primitività che agevola l'assimilazione da parte delle classi popolari. Talvolta, però, il termine popolare può assimilarsi al termine nazionale, perchè, se certi usi non escono dalla cerchia delle classi popolari, altri invece si estendono a tutta la comunità: basti pensare alle principali feste dell'anno o anche alle superstizioni, ai proverbi e così via.
Quanto al contenuto del Folklore e delle sue manifestazioni, rimane tuttora valido questo passo del Pitrè: «Fiabe e favole, racconti e leggende, proverbi e motti, canti e melodie, enigmi e indovinelli, spettacoli e feste. usi e costumi, riti e cerimonie, pratiche, credenze, superstizioni, ubbie, tutto un mondo palese ed occulto di realtà e di immaginazione, si muove e si agita, sorride, geme a chi sa accostarvisi e comprenderlo».
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Il termine Folklore è usato da molti per indidicare esclusivamente quelle rievocazioni recenti (e talvolta arbitrarie) di antiche feste cittadinesche, o anche quelle esibizioni di gruppi che cantano e danzano svolgendo programmi su testi poetici e musicali elaborati da maestri che li istruiscono secondo i propri gusti e non sempre con una adeguata preparazione storica e critica: tutto ciò ha diffuso un'erronea idea e una insufficiente valutazione della importanza del Folklore.
Il termine comparve la prima volta il 22 agosto 1846 proposto dall'archeologo William John Thoms che l'aveva foggiato unendo due parole antiquate e di origine sassone: folk= popolo, e lore=sapere. Letteralmente, quindi, «sapere del popolo», il complesso d
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- Touring
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- 1 Libro
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- 6070