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La fortuna di Shakespeare (1593-1964)

La fortuna di Shakespeare (1593-1964)

Il Saggiatore
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A quattro secoli dalla nascita di Shakespeare, una raccolta dei maggiori giudizi sulla sua opera si presta anche ad una lettura a rovescio, abbastanza allarmante. Si vede subito infatti che mentre i posteri lavorano a giudicare Shakespeare, è invece la presenza di Shakespeare a giudicare loro. È quanto succede di regola con gli artisti, che sogliamo definire «forze della natura». Come la natura, ci implicano e coinvolgono, ma insieme ci guardano. Metterci di fronte a loro, sia pure in veste di critici, diventa uno dei più formidabili, rivelatori tests di ciò che noi siamo. Qui poi i soggetti sottoposti all'esperimento sono assai indicativi, perché scelti tra i massimi nomi della poesia, della critica, della cultura dal '600 a oggi. Ma Gabriele Baldini nell'ideare questa

Descrizione

A quattro secoli dalla nascita di Shakespeare, una raccolta dei maggiori giudizi sulla sua opera si presta anche ad una lettura a rovescio, abbastanza allarmante. Si vede subito infatti che mentre i posteri lavorano a giudicare Shakespeare, è invece la presenza di Shakespeare a giudicare loro. È quanto succede di regola con gli artisti, che sogliamo definire «forze della natura». Come la natura, ci implicano e coinvolgono, ma insieme ci guardano. Metterci di fronte a loro, sia pure in veste di critici, diventa uno dei più formidabili, rivelatori tests di ciò che noi siamo. Qui poi i soggetti sottoposti all'esperimento sono assai indicativi, perché scelti tra i massimi nomi della poesia, della critica, della cultura dal '600 a oggi. Ma Gabriele Baldini nell'ideare questa Fortuna di Shakespeare, e «Il Saggiatore» nell'affidargliela, non volevano proporre quella lettura a rovescio. Basta l'altro; quella che ricostruisce le vicende della fama del poeta attraverso il succedersi dei pareri e testimonianze che l'hanno creata o combattuta. Da questo intento, è venuta fuori un'opera non soltanto nuova, per l'Italia, ma originale rispetto a tutti i cataloghi, rassegne e sillogi della critica shakespeariana. Anche se questi due volumi non riproducono tutto, il lettore si sente tranquillo di sapere tutto quanto di valido è stato detto sull'argomento. D'altronde, non è stato defraudato di nulla, perché la fervida, acuta, brillante prefazione del Baldini sopperisce alle necessarie e motivate omissioni: riassume, cita, commenta l'essenziale degli scritti non riportati nel corpo del libro. Se la letteratura su Shakespeare, nella sua vastità, può sembrare labirintica, il Baldini ha trovato il filo rosso per orientarci, mettendo in luce che tutti i nodi e i motivi ricorrenti di quella critica si annunciano fin dalle sue manifestazioni iniziali, cioè dal primo apparire del poeta. È stato lui medesimo, anzi, nella dedica del giovanile poema Venere e Adone, a parlare della propria «rozzezza», cioè a fissare un tema che da allora diventerà imprescindibile nel secolare dibattito sulla sua arte. Cosicché non sembra un «truismo» né un gioco di parole affermare che la «fortuna» di Shakespeare comincia con Shakespeare. «Fortuna», nel senso tecnico-letterario, cioè storia della critica nel suo divenire. Tra le sublimi prepotenze di Shakespeare c'è anche quella di contagiare di teatro tutto ciò che lo tocca. E Gabriele Baldini, che ha in proprio un elegante gusto del teatro, ha mosso e illuminato gli interlocutori di questo libro «all'usanza teatrale».

Dettagli del prodotto

Editore
Il Saggiatore
Autore
Disponibilità
1 Libro
ISBN
6347

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