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Il Libro delle Interrogazioni


Bompiani
€ 60,00
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testo francese a fronte, a cura di Alberto Folin, con un saggio di Vincenzo Vitiello.
pp. 1770, Milano
data stampa: 2015
codice isbn: 978884528021

Il Libro delle Interrogazioni, che viene qui pubblicato integralmente per la prima volta in lingua italiana, è un classico dell’umanesimo ebraico del Novecento. L’opera, scritta tra il 1963 e il 1973, si sviluppa in sette volumi, comprendenti, oltre al primo, che dà il titolo al ciclo, Il Libro di Yukel, Il ritorno al Libro, Yaël, Elya, Aely, .El. La filosofia si intreccia qui con la scrittura poetica, diventando pensiero poetante, in un’interrogazione infinita che è testimonianza di vita e insieme ricerca di assoluto. «“Solo il racconto è reale”, si legge in una delle prime pagine del Libro delle Interrogazioni. Ora, questo racconto è tutt’altro che la narrazione di fatti immaginati o rivissuti per il lettore: esso non è il risultato di una risposta a un’intima necessità rammemorante, ma, al contrario, la rivelazione di una continua precarietà tra il silenzio dell’assenza e l’ininterrotto mormorio della presenza. Se, da un lato tale precarietà dell’esistere è continuamente messa in forse da una ricerca priva di certezze, dall’altra è l’attestazione che l’essere è solo nella condivisione e non si oppone, come Parmenide voleva, al non essere. La verità non appare nella risposta, ma nella domanda: un’interrogazione che presuppone sempre l’altro e non smette mai di risuonare, aprendosi così al volto singolare di chi quella domanda ascolta, accogliendola in modo ospitale. Così, interrogazione e risposta, identità e differenza sono accomunate da una stessa condivisone del nulla. Il Libro diviene lo spazio aperto di un’avventura che s’identifica con l’esistenza: ma, a scrivere non è un io che, nella sua arroganza, pretenderebbe di essere il presupposto di ogni divenire. A scrivere è l’Altro, ovvero l’assoluta alterità entro la quale l’io è inscritto: “Tu sei colui che scrive ed è scritto”. Lungi dall’essere metafora della vita, il Libro è allora l’orizzonte in cui l’io, alla ricerca di un’impossibile identità, ritrova la sua libertà nel riconoscimento che la scrittura precede l’oralità, precede il grido, e dunque la scelta dell’io è in qualche modo destinata, poiché grido e voce sono da sempre inscritti nella traccia lasciata da un passaggio precedente, da un Dio che si sottrae perennemente, perché se è vero che l’uomo ha bisogno di Dio, altrettanto vero è che quest’ultimo, per essere, ha bisogno di lui». (Dalla Postfazione)

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