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Il Golem

Storia di una leggenda

La Giuntina
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raccontata da Elie Wiesel, illustrata da Mark Podwal, traduzione di Daniel Vogelmann.
pp. 112, nn. ill. b/n, Firenze
data stampa: 2009
codice isbn: 978888594326

Formuliamo un'ipotesi azzardata. che un libro di Wiesel, in cui sono presenti, sia pure in forma implicita, molti dei più importanti temi cari allo scrittore romeno (deportato ad Auschwitz all'età di tredici anni e vissuto da apolide, dopo la liberazione, tra Francia, Stati Uniti e Israele), possa essere dato in lettura a bambini. Azzardata perché si tratta di temi terribili: c'è un Dio colpevolmente ritiratosi dalla storia, che ha condannato il suo popolo ed ogni uomo ad un esilio a cui, senza troppe illusioni, si contrappongono la memoria e la parola umana; c'è la necessità di vivere in mezzo a domande che non hanno risposta, la necessità, addirittura, che certe domande non abbiano mai risposta, e c'è la capacità di meraviglia come sfida, replica e condanna dell'uomo nei confronti di tutte le istituzioni mentali in cui si è costretto senza contropartita, si chiamino "Dio", "Storia" o altrimenti.
   "Golem" (grumo, massa informe) è parola ebraica che s'incontra nel salmo 139, anticamente attribuito ad Adamo, e nel Talmud dove si lega ad un rituale mistico che, con la creazione e l'animazione di un uomo artificiale - il golem, appunto - impastato come Adamo con la terra e mosso dal potere del nome segreto di Dio, intende glorificare la divina potenza creatrice della parola e svelare la funzione della Torah come strumento della creazione. Nell'interpretazione del rito, alla tradizione chassidica, ispirata al Sefer Jezira, che vi individua il segno della somiglianza dell'uomo con Dio e dell'origine divina della natura, si contrappone il pensiero cabbalistico esemplificato nello Zohar che, coerentemente con un'idea della magia come sapere proprio dell'uomo decaduto, vede nel golem una pericolosa forza demoniaca. È questo secondo modello a prendere il sopravvento con il successivo ingresso del mito del golem nella letteratura e nel patrimonio leggendario popolare: la saga si arricchisce di spunti a lei in origine estranei, primo fra tutti quello della condizione servile e della sanguinosa rivolta del fantoccio d'argilla, spunti accantonati da Wiesel (che, come nel resto della sua opera, si richiama allo chassidismo) eppure finora immancabilmente presenti nelle molte versioni letterarie della storia del golem (da Liliencron a von Arnim, da Meyrink a Capek e, volendo, a Mary Shelley) e in particolare nella loro ambientazione praghese, inventata in epoca romantica, divenuta quasi obbligatoria ed accettata dallo stesso Wiesel.
   Nel suo libro si trova tutto ciò che si è detto ed altro, ma in forma di aneddoti e semplici favole impigliate nella rete di una leggenda, in uno stile essenziale, scarno, la cui suggestione è potenziata dalle splendide illustrazioni di Podwal. Dove si pensi che la letteratura adatta all'infanzia debba essere in qualche modo "iniziazione alla creazione" (carattere in comune col rito golemico) e non semplificazione e addolcimento di ciò che esiste, si potrà persino pensare a *Il golem* di Wiesel come ad un libro da far leggere anche a bambini. Questi magari avranno poi molte domande da fare e potrà capitare ciò che capitava con Yossel il muto, golem di Praga: "Dal momento che sembrava sempre sorprendervi, impressionarvi, spingervi fuori dell'ordinario, infrangere le vostre abitudini, qualcuno perdeva la pazienza"; Yossel stesso, d'altronde, aveva qualcosa di infantile: "Malgrado ciò che possiate pensare, egli non era meno umano di noi, ma più umano.

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