Le matrone romane, racconta Plinio nella sua Naturalis Historia, potevano «presentarsi in pubblico con vesti trasparenti» grazie alla lana delle foreste dei Seres «che ricavano togliendo con un pettine la bianca lanugine delle foglie dopo averla bagnata con acqua».
I Seres o Seri sono i cinesi, la «bianca lanugine delle foglie» è, ovviamente, la seta. Al tempo di Plinio, il primo secolo della nostra era, i cinesi della dinastia dei Han avevano esteso il loro controllo politico sull''Asia centrale e la seta giungeva in occidente, passando nelle mani di molti intermediari, per quella via: un itinerario lungo e impervio attraverso il Gansu, le oasi del bacino del Tarim, il Pamir, l''altopiano iranico e infine le strade commerciali della parte orientale dell''impero romano. In tempi e in contingenze storiche diverse, la seta passò per altre vie tra l''Estremo Oriente e il Mediterraneo, quali il più settentrionale "corridoio delle steppe" o la più meridionale via marittima per lo stretto di Malacca e il "mare Arabico", ma la "via della seta", propriamente è quella che ha il suo nodo cruciale nelle oasi ai margini del deserto del Tarim, crocevia di genti e influenze, cinesi, iraniche, indiane.
Il nome dell''itinerario è attraente ma riduttivo. Non solo la seta passò per quelle contrade. «L''oikumene occidentale e il tianxia cinese - i due termini hanno lo stesso valore semantico di "mondo abitato" - si sono sviluppati in modo sostanzialmente autonomo, e ignorandosi a vicenda, fino ai secoli intorno alla nascita di Cristo», così scrive Marica Milanesi nelle pagine di questo libro. Si incontrarono poi su quell''itinerario, e questo, con tutte le sue implicazioni storiche, è il tema del libro: «la cultura cinese si diffuse incontrandosi con quella dei paesi più lontani»; attraverso l''Asia centrale e orientale gli itinerari terrestri «misero in comunicazione diretta il mondo cinese con quello iranico e con le rive orientali del Mediterraneo, con la Corea e con il Giappone» e «diffusero attraverso l''intero continente una religione nata in India, il buddhismo». Le immagini di due fotografi giapponesi, Kishin Shinoyama e Shoichiro Shiwachi, dalla Cina verso oriente per la Corea, fino al Giappone, e verso occidente per l''Asia centrale, l''Iran e il Medio Oriente fino ad Alessandria d''Egitto e a Costantinopoli - i due principali "terminali" mediterranei della "via della seta" - evocano con suggestiva forza interpretativa ambiente geografico, memorie di civiltà, paesaggio umano del grande percorso transasiatico, di cui i testi di Marica Milanesi, docente presso l''Istituto di Geografia dell''Università di Pavia, forniscono con limpido rigore le complesse coordinate culturali e storiche. Integrano il volume un capitolo sulla storia della seta di maria Teresa balboni e Annalisa Zani del Museo Paldi Pezzoli di milano e una breve silloge dei resoconti "in prima persona" dei viaggiatori antichi.
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Le matrone romane, racconta Plinio nella sua Naturalis Historia, potevano «presentarsi in pubblico con vesti trasparenti» grazie alla lana delle foreste dei Seres «che ricavano togliendo con un pettine la bianca lanugine delle foglie dopo averla bagnata con acqua».
I Seres o Seri sono i cinesi, la «bianca lanugine delle foglie» è, ovviamente, la seta. Al tempo di Plinio, il primo secolo della nostra era, i cinesi della dinastia dei Han avevano esteso il loro controllo politico sull''Asia centrale e la seta giungeva in occidente, passando nelle mani di molti intermediari, per quella via: un itinerario lungo e impervio attraverso il Gansu, le oasi del bacino del Tarim, il Pamir, l''altopiano iranico e infine le strade commerciali della parte orientale de
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Arnoldo Mondadori Editore
- Autore
- Milanesi Marica
- ISBN
- 900000006069