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Primavera e Autunno

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con i commentari di Tso

Rizzoli
€ 48,00
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prima edizione, traduzione dal cinese e introduzione di Fausto Tomassini.
pp. 1106, tavv. e ill. b/n, Milano
data stampa: 1984
codice isbn: 978881733269

"Tra le generazioni future, quelli che mi conosceranno, mi conosceranno a causa di Primavera e autunno; quelli che mi criticheranno, lo faranno a causa di Primavera e autunno". Con queste parole Confucio affidava ai discepoli questo suo libro: tre secoli di storia dell'antica Cina, nell'epoca cruciale della sua trasformazione da agglomerato di staterelli feudali in impero centralizzato, ripensati secondo le linee di una filosofia personalissima. Scampata fortunosamente alla distruzione dei libri confuciani, ordinata dal primo imperatore Ch'in, l'opera - arricchita del vasto commento di Tso - ci si presenta (tradotta per la prima volta in una lingua occidentale) come lo straordinario affresco di una civiltà raffinatissima, in cui hanno la loro parte politica e poesia, cerimonie di corte e discussioni filosofiche, intrighi di palazzo e storie d'amore, scontri militari e riti magici.

È l'anno 722 prima dell'era volgare. Roma è un piccolo villaggio di contadini e di pastori, Atene è ancora lontana dal periodo aureo dello sviluppo della sua cultura. In quell'anno, il piccolo stato di Lu, nel nord della Cina, comincia a tenere regolarmente i propri annali: sono brevi annotazioni, rigorosamente disposte secondo l'avvicendarsi delle stagioni le primavere e gli autunni, tracciate su fasci di listelle di bambù. Sono redatte in uno stile che può sembrare secco e avaro, ma che sarà più giusto definire lapidario: e trasmettono non solo notizie locali, ma informazioni su tutta la Cina - quella che allora era la Cina - e sui popoli barbari che la premevano da ogni parte; e, soprattutto, precise valutazioni su uomini e azioni. Più di due secoli dopo (le listelle di bambù si erano intanto venute accumulando senza interruzioni, negli archivi di Lu), un grande pensatore politico e filosofo, Confucio, si immerse nello studio di questo straordinario deposito di notizie, che sarebbe divenuto la principale base documentaria della sua filosofia della storia, e della sua dottrina etico-politica. Da quel materiale Confucio trasse l'opera che qui presentiamo, tradotta per la prima volta in una lingua europea: egli selezionò le notizie secondo le linee di una concezione personalissima della storia, esprimendo i propri giudizi soprattutto attraverso silenzi e allusioni, del resto assai chiari da penetrare, se, come dice lo storico cinese Szu-ma Ch'ien, "quando Primavera e autunno fu reso di pubblica ragione, i ministri sediziosi e i figli scellerati furono presi da timore" All'opera - che giunge sino al 463 a.c., con qualche aggiunta posteriore alla morte del maestro, avvenuta nel 479 a.c. si aggiunsero ben presto i vasti commentari di Tso, probabilmente un discepolo diretto di Confucio; oltre a rendere esplicite le allusioni di questi, e le ragioni delle sue omissioni, Tso ci fornisce anche una quantità di integrazioni d'ogni genere, tratte dalle fonti più diverse, che possono andare dal trattato diplomatico alla canzone popolare di satira e di protesta, alla tradizione orale conservata negli ambienti di corte. Quello che ne esce, visto in tutte le sue facce dall'eccezionale al quotidiano, è il grandioso affresco di una civiltà raffinatissima e insieme barbarica, in cui hanno la loro parte politica e poesia, cerimonie di corte e discussioni filosofiche, intrighi di palazzo e storie d'amore, epici scontri militari e oscuri riti magici. Il traduttore, cui si devono le versioni italiane di numerosi altri classici dell'antica Cina, ha steso anche ricchissime note e appendici sul calendario, la cronologia, la divinazione, destinate a collocare nel modo più completo Primavera e autunno nel suo contesto culturale: insieme a un indice completo in caratteri cinesi dei nomi contenuti nell'opera, esse contribuiscono a fare di questo libro uno strumento essenziale per intendere non solo lo spirito della antica Civiltà cinese, ma tutta la storia di quella che sarà la Cina Imperiale.

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