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La Via del Sacro

I Simboli dei Tarocchi fra Oriente ed Occidente

Martina
€ 35,00
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Presentazione di Franco Cardini, introduzione di Andrea Vitali
pp. XVIII-142, nn. ill., Bologna
data stampa: 2008
codice isbn: 978887572069

Il gioco dei tarocchi fu ideato verso la fine del Trecento o agli inizi del Quattrocento, con molte probabilità a Bologna, importante sede universitaria di filosofia scolastica. Questa corrente, che rappresenta la filosofia della religione cristiana medievale del IX secolo e la cui diffusione si estese fino a tutto il rinascimento, deriva la propria denominazione dallo "scolasticus", il professore universitario che basava le proprie lezioni sulla lettura e sulla discussione dei testi. Nella scolastica la ragione era posta al servizio delle verità di fede e suo scopo principale fu la conversione degli atei attraverso il ricorso alle "auctoritas" , rappresentate dalle opere dei Padri della Chiesa, dai testi sacri e da scritti della tradizione cristiana. In campo metafisico la massima autorità fu considerata Aristotele e in quello astronomico Tolomeo.

Il rapporto scolastica-trionfi (termine quest'ultimo con i quale venivano chiamati i tarocchi nel medioevo) è fondamentale per comprendere il significato di quel complesso sistema simbolico il cui fine fu, senz'ombra di dubbio, di carattere educativo morale.

In primo luogo occorre comprendere un concetto che sta alla base del pensiero cristiano di allora: quello della Scala Mistica. A questo proposito scrive il Seznec: "La teologia medievale assegna all'universo un preciso ordine, formato da una scala simbolica che sale dalla terra al cielo: dall'alto di questa scala Dio, la Prima Causa, governa il mondo, senza tuttavia intervenirvi direttamente, ma operando ex gradibus, cioè attraverso una serie ininterrotta di intermediari in modo che la sua potenza divina si trasmette fino alle creature inferiori, fino all'umile mendicante. Letta invece dal basso verso l'alto, la scala insegna che l'uomo può elevarsi gradualmente nell'ordine spirituale inerpicandosi lungo le cime del bonum, del veruni e del nobile e che la scienza e la virtù lo avvicinano a Dio".

Un Dio rappresentato nei tarocchi dalla carta del Mondo definita con l'espressione "El Dio Padre", come scriveva un anonimo monaco che commentò i tarocchi all'inizio del Cinquecento.

Senz'altro una delle figure più emblematiche dei tarocchi è quella del Folle, che tuttavia è possibile interpretare attraverso il ricorso all'auctoritas delle Sacre Scritture: nel Vangelo l'uomo che non crede è considerato folle e spesso figure di folli appaiono nelle Bibbie ad illustrare il Salmo 52 "Lo stolto dice nel suo cuore: non esiste Dio!". Il rapporto fede-ragione è espresso chiaramente nei trattati di iconologia rinascimentali. Scrive il Ripa nella sua "Iconologia" che "Non è altro l'esser pazzo, secondo il nostro modo di parlare, che far le cose senza decoro, e fuor dal comune uso de gli huomini per privationi di discorso senza ragione verisimile o stimolo di Religione". Sul riso del Folle, quale si ritrova nella carta del cosiddetto Tarocco di Carlo VI e in quella di Ercole I d'Este, egli afferma che esso è "facilmente indicio di pazzia, secondo il detto di Salomone; però si vede che gli uomini reputati savii poco ridono e Christo N.S. che fu la vera saviezza, e sapienza, non si legge, che ridesse giammai". Un'incisione di anonimo del 1500 mostra un folle che ride davanti ad un angelo il quale si chiude gli occhi con le mani per non vedere tanta scelleratezza.

Risulta evidente che se finalità della scolastica era la conversione degli atei, la figura del Folle nella Scala Mistica dei tarocchi si configura come il punto di partenza, l'essere che non doveva solo essere convertito, ma che tramite l'obbedienza alle diverse gerarchie terrene e l'esercizio delle Virtù poteva avvicinarsi alla Divinità giungendo, nel migliore dei casi, a sublimarsi in Lui come San Francesco, chiamato il Folle di Dio.

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