Il buddhismo Mahāyāna si diffuse nel I secolo d. C. nell'Asia centrale in Tibet, Mongolia, Cina e Giappone, svolgendo un ruolo di primo piano nel civilizzare le tribù nomadi, ma trasformandosi anche profondamente nel contatto con terre che, come la Cina, vantavano già una spiritualità autonoma. Questo esame approfondito delle varie tradizioni e scuole, considerate nel loro contesto storico e culturale, mette in luce la ricchezza e la diversità della 'Via del Bodhisattva' e offre un contributo importantissimo allo studio del buddhismo.
Afferma un proverbio tibetano che, come ogni valle ha la sua lingua, così ogni maestro ha la sua dottrina. Le profonde diversità che si incontrano all'interno del Buddhismo e, accanto a queste, il ruolo fondamentale che ha il maestro spirituale nel trasmettere una determinata tradizione e nell'adattarla alle necessità del discepolo, impediscono di considerare il Buddhismo un insieme indifferenziato. D'altra parte, si tratta di una diversità di cui i Buddhisti Mahayana (del 'Grande Veicolo') in certo modo si vantano, giudicandola non uno scandalo, ma qualcosa, al contrario, di cui essere orgogliosi: un indizio della ricchezza e dell'ampia capacità della loro religione di venire incontro alle domande spirituali di tutti gli esseri viventi.
Paul Williams fornisce un'illustrazione quanto mai chiara e accurata di questa ricchezza dottrinale e spirituale del Buddhismo del 'Grande Veicolo': dai primi sutra Mahayana agli splendidi sistemi di Nagariuna e Candrakirti; dai densi dibattiti filosofici tibetani al culto estremo-orientale dei Buddha e dei Bodhisattva. Ma, pur nel dettaglio dell'esposizione e nell'abbondanza della documentazione testuale, l'autore non perde mai di vista la vastità dello sfondo spirituale del Buddhismo Mahayana, cosa che gli permette infine di individuare, dopo aver passato in rassegna la storia e la geografia del 'Grande Veicolo', non tanto un 'nucleo immutabile' della dottrina buddhista (che, in quanto tale, non esiste), quanto una 'verità permanente' che corrisponde invece alla più profonda motivazione della pratica spirituale del Bodhisattva: intraprendere, cioè, il cammino verso l'illuminazione non per raggiungere la propria salvezza, ma per liberare dal dolore tutti gli esseri senzienti. Proprio l'integrazione di questa compassione (karuna) e della sapienza (prajna) che permette di cogliere la fondamentale vacuità (sunyata) di tutte le cose, rappresenta, infatti, la chiave di volta dell'edificio spirituale del 'Grande Veicolo'.