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Embriachi

Embriachi

Franco Maria Ricci Editore
Esaurito
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Dall'introduzione di Gian Alberto Dell'Acqua:
"Fra tutte le opere d'arte raccolte nella Certosa di Pavia una sola risale all'epoca del suo fondatore, il duca Gian Galeazzo Visconti; ed è il dossale in forma di trittico scolpito in dente d'ippopotamo con la leggenda dei tre re Magi e storie di Cristo e della Vergine, un tempo posto sull'altar maggiore della chiesa e oggi conservato nella sagrestia vecchia del monastero.
A parte le notizie d'archivio relative al suo pagamento, la più antica citazione dell'opera risale al 1515, allorché il francese Pasquier Le Moyne, al seguito del re Francesco I, la vide presso la Certosa e la descrisse in termini elogiativi sebbene tecnicamente inesatti: "Et à l'autel il y a une table d'alabastre très magnifiqueà bien petits per

Descrizione

Dall'introduzione di Gian Alberto Dell'Acqua:
"Fra tutte le opere d'arte raccolte nella Certosa di Pavia una sola risale all'epoca del suo fondatore, il duca Gian Galeazzo Visconti; ed è il dossale in forma di trittico scolpito in dente d'ippopotamo con la leggenda dei tre re Magi e storie di Cristo e della Vergine, un tempo posto sull'altar maggiore della chiesa e oggi conservato nella sagrestia vecchia del monastero.
A parte le notizie d'archivio relative al suo pagamento, la più antica citazione dell'opera risale al 1515, allorché il francese Pasquier Le Moyne, al seguito del re Francesco I, la vide presso la Certosa e la descrisse in termini elogiativi sebbene tecnicamente inesatti: "Et à l'autel il y a une table d'alabastre très magnifiqueà bien petits personnages". Ventun anni dopo un altro visitatore del monastero, il tedesco Giovanni Fichard, ricordava anche lui la preziosa tavola insieme a due cofani o arche d'avorio ("ex ebore ... subtilissime et artificiosissime sculptae opere antiquo ''). Rinnovato nella seconda metà del Cinquecento l'altar maggiore, il trittico fu rimosso e poi trasferito, a partire almeno dal secolo decimottavo, nella sagrestia, come informano le vecchie guide locali. Ma l'ammirazione per il singolare manufatto era ormai in declino; il gusto, trascurando le testimonianze artistiche del Medioevo, incluse quelle tardogotiche, si volgeva ormai verso le tante sculture rinascimentali lavorate per la Certosa dai Mantegazza, dall'Amadeo, dai loro aiuti e I continuatori. Pressoché dimenticato per decenni, il prezioso oggetto riemerse quasi improvvisamente dall'oblio sullo scorcio dell'Ottocento, grazie al convergente interesse di studiosi italiani e stranieri.
Fu quello, anzi, il momento più intenso delle moderne ricerche, e vi si distinsero da noi, sebbene con risultati non sempre concordi, Luca Beltrami e Diego Sant'Ambrogio. A quest'ultimo infatti si deve l'esame pili attento e particolareggiato del trittico ("Archivio storico lombardo", 1895), prima ancora che Julius von Schlosser pubblicasse nello "Jahrbuch" viennese del 1899 il suo fondamentale studio sulla bottega di Baldassare degli Embriachi a Venezia.
Nel ricostruire le vicende e l'attività di quel famoso laboratorio specializzato nell'intaglio in osso e in avorio, lo studioso austriaco provvide pure a catalogarne la copiosa produzione di carattere profano, a complemento di una precedente indagine di Hans Semper sugli oggetti di destinazione liturgica[…]"

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Franco Maria Ricci Editore
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ISBN
978882160330

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