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I Mandei

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Atlantidei tra noi

Macro Edizioni
€ 15,50
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prima edizione.
pp. 184, 4 tavv. a colori f.t., nn. ill. a colori e b/n nel testo, Diegaro di Cesena (FC)
data stampa: 2003
codice isbn: 978887507414

I Mandei sono l'unica "setta" atlantidea ancora esistente al mondo, ma purtroppo sono in via di estinzione e rappresentano ormai quasi una tribù. Sono un popolo multirazziale e una civiltà colta che vive di idee. Praticano il battesimo e hanno prodotto una loro letteratura in dialetto aramaico-semitico. Sono riusciti a sopravvivere a cinque millenni di storia, sulle sponde del fiume Eufrate, nel luogo reso sacro dalla nascita di Sargon il Grande...

I Mandei sono testimoni viventi di una civiltà lontana da noi più di cinquemila anni. Molte sacre scritture di religioni differenti parlano di questo popolo e, per la prima volta, un libro è dedicato completamente a questa setta mesopotamica, alla storia, al pensiero, alla letteratura sacra e alle regole di comportamento e di vita che li riguardano.

Indice:
Ringraziamento
Capitolo1. «Io, in disparte, sorridevo triste»
Capitolo2. «I Mandei sono Accadi»
Capitolo 3. Gli ultimi atlantidei
Capitolo 4. Falchi e colombe nello stesso nido
Capitolo 5. Sumeri o Atlantidei?
Capitolo 7. L'Affratellatore
Capitolo 8. Chi erano gli Atlantidei?
Capitolo 9. L'archeologo Egizio
Capitolo 10. La carne si fa Spirito
Capitolo 11. La Creazione
Capitolo 12. È arrivato il libro di Ethel!
Capitolo 13. I "bellissimi Mandei";
Capitolo 14. Oggi splendida giornata!
Vocabolario delle parole mandee più usate in questo libro

Un estratto:
CAPITOLO PRIMO
«Io, in disparte, sorridevo triste…»

Nel 1945, a Nag Hammadi sul Nilo, all’inizio dell’Era Acquariana, è uscito da Una brocca che da duemila anni stava sotto terra, un passo significativo del “Libro del Grande Seth” (Seth II°-32) che nasconde una verità così incredibile da sembrare assurda. È Gesù che parla. Dice queste “testuali” parole:
Non sono stato crocefisso! Non sono morto! Non ho dovuto cedere! Non hanno potuto nemmeno sfiorarmi! Io, in disparte, sorridevo triste… Credono che Io sia morto. Sono ciechi e sono in errore. Si sentono in grande colpa. Pensano che la mia morte sia ricaduta su di loro. Pensano davvero di aver inchiodato alla croce il loro Salvatore decretando la propria rovina spirituale per sempre. Non è così. Chi ha bevuto il fiele? Io no! Chi ha bevuto l’aceto? Non certamente Io.
Chi colpirono con la lancia? Non hanno colpito me. Ma non colpirono un fantasma. Crocefissero un uomo vero, un uomo in carne ed ossa! Hanno crocefisso un altro. Uno di loro. Si sono crocefissi tra loro!
Chi portò la croce sulle spalle? Non Io, ma Simone, cioè un altro e non Io. Chi fu inchiodato al legno? Un altro! Su chi posero la corona di spine sulla testa? Su chi? Su un altro! Io, in disparte, sorridevo triste...
Come tornarono alla luce queste “parole”?
A Nag Hammadi, nell’Alto Egitto, il Nilo percorre una specie di “tornante” attorno a un gruppo di colline, tra Luxor e Assiut.
È l’ultimo giorno di Dicembre dell’anno 1945. La seconda guerra mondiale è finita. L’era dei Pesci, terribile e fatale, si spenge. Inizia l’Età dell’Acquario, detta in antico l’Era della Brocca.
È una brocca trovata da due fratelli egiziani che stanno scavando tra la sabbia di Nas Hammadi per raccogliere la peziosa sabàk, cioè la pania (vischio), sotto il costolone roccioso di Jabal al Tarif.
Accanto a un grosso macigno rotolato giù dal costolone, Abù, il più giovane dei due fratelli, trova la Brocca. Inizia l’Era della Brocca. Inizia l’Acquario!

– Abù, raccontaci come è avvenuto il tuo ritrovamento.
– Mio fratello maggiore si è preso il merito, ma al Brocca l’ho trovata io. La trovai sotto il dirupo di Amra Dum. Era l’ultimo giorno dell’anno 1945. Lo ricordo come fosse ieri! Raccoglievo la sabàk, che ha mille usi, la miglior colla del mondo. La chiamano gomma arabica. È l’antica mirra. Strappavo una radice. Venne fuori quel vaso. Era pesante. Certamente c’era dentro qualcosa. Lo tenni e non lo volli ancora rompere. Faceva un freddo cane. Lo misi da parte. Lo avrei rotto più tardi, per scoprire cosa c’era dentro. Mi faceva un po’ impressione quel vaso così pesante. Poteva nascondere un Gin, uno spirito malvagio. Mi decisi. Lo ruppi. Mio fratello (che ora si prende il merito) era un po’ lontano da me. Quindi ero solo. Sono io lo scopritore, io Abù. Non mio fratello Mohammad! Lo ruppi mentre il sole tramontava. Dentro c’erano libri con copertine di cuoio. I libri erano tutti appiccicati l’uno all’altro. Decisi di portare quel malloppo ai miei amici. Ma mio fratello mi vide. Così io. Mio fratello e cinque miei amici fummo tutti partecipi del fatto che era accaduto. Solo noi sapevamo di quel ritrovamento. Sui libri erano dipinte croci e corone. Capimmo che quei libri avevano a che fare coi cristiani. Non erano Corani.
Non servivano a niente. Staccai un pezzo di pagina e la portai al Meuezzin. Anche lui confermò: «È tutta spazzatura. Buttala. Non serve a niente!»
Mia madre, per far fuoco, cominciò a bruciare quei pezzi di libro. Ma mio fratello Muhammad portò quei malloppi a un mercante di “roba di scavo”. Il mercante lo pagò poco.
Io non ebbi nemmeno una monetina.
– Caro Abù, tu hai fatto la scoperta più importante del mondo. Hai scoperto i Codici di Nag Hammadi. Cinquanta libri che contengono una verità che, per quasi duemila anni, è rimasta nascosta sotto terra, impaniata nel sabàk, intoccabile. Nessuno ha potuto cambiare nemmeno una parola di quei codici. Sono parole di Gesù.
– Gesù il profeta?
– Gesù Dio.
– Ma Dio è Allà. Maometto è il suo Rasul, non Gesù!-
– Non ne parliamo più. Sei stato bravo, Abù! Bravissimo.

Il padre di Abù era guardiano notturno e sorvegliava il sistema di irrigazione che portava l’acqua del Nilo ai campi coltivati. L’acqua era preziosa. Spesso di notte i ladri d’acqua riempivano otri del prezioso liquido e fuggivano.
Il padre di Abù, una notte, credendo di acciuffare un ladro, si azzuffò con un ispettore del governo in giro d’ispezione e lo ammazzò. Fu subito condannato a morte per quell’errore e venne ucciso sul posto dal capo della Polizia. Muhammad volle vendicare la morte del padre. Anche qui ci fu uno sbaglio di persona. Venne ucciso un povero commerciante di melassa. Assomigliava al Capo della Polizia.! Il povero commerciante fu fatto a pezzi, mentre dormiva sotto una palma. Muhammad venne subito ricercato dalla Polizia. Dovette fuggire al Cairo, per nascondersi in quella immensa metropoli. Prima di fuggire aveva consegnato al Muezzin del villaggio, suo amico, tutti i “Codici di Nag Hammadi”. Quel religioso aveva una moglie. La moglie aveva un fratello molto colto. Era insegnante in una scuola superiore. La sorella gli mostrò i “Codici”. Rimase sbalordito. Un amico dell’insegnante, professore di Egittologia all’Università del Cairo, ebbe in visione quei “Codici”. Giunse il giorno, nel 1952, in cui finalmente la complicatissima situazione dei “Codici” poté venir risolta completamente. Erano preziosissimi, antichi di duemila anni!
Il Codice Numero Uno, che pareva il più importante, venne acquistato dalla Fondazione Jung di Zurigo che lo fotocopiò dopo averlo liberato dalla “colla dei secoli”. Il Codice fu studiato, tradotto e pubblicato. Una traduzione fu fatta anche da me. Una versione dal copto all’Italiano. La prima, in Italia, col testo originale a fronte.
Poi il Codice fu restituito al Museo Copto del Cairo, dove tuttora è conservata. Tutti gli altri cinquanta codici vennero studiati, tradotti, conservati al Museo del Cairo. Sono tutti lì.

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