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Affidandosi alle scarse e lacunose testimonianze letterarie e archeologiche disponibili, gli studi di storia persiana avevano tentato di abbozzare sulle mappe del Vicino Oriente il percorso della prima arteria internazionale della storia: "la strada reale persiana".
L'inevitabile aleatorietà di quei risultati ottenuti in passato a tavolino, hanno indotto Victor Wolfgang von Hagen, verso la metà degli anni Settanta, a organizzare e a condurre a termine un'altra delle sue grandi imprese archeologiche: dal Bosforo a Persepoli e oltre, ha guidato una spedizione che, con una ricerca diretta, da villaggio a villaggio, su un tracciato di quasi seimila chilometri, ha riportatato alla luce i lineamenti essenziali di questa via di comunicazione dal prestigio storico sicuramente ineguagliabile. Su di essa, infatti, per millenni, si sono incontrati, scontrati e infine fusi i popoli forse più creativi dell'antichità - sumeri, ittiti, frigi, lidi, ioni, medi, parsi, assiri, galati -, ai quali il resto dell'umanità deve, fra l'altro, la scoperta della scrittura e della ruota, l'addomesticamento e l'impiego del cavallo, l'introduzione della coltura intensiva dei cereali, l'intuizione dell'importanza civilizzatrice delle grandi vie commerciali.
In questo volume von Hagen fa il resoconto degli importanti risultati scientifici ottenuti dalla spedizione: la scoperta di molte "stazioni di sosta" finora ignorate e di nuovi "punti di attraversamento" dei fiumi, l'identificazione di tronchi della "strada reale" in luoghi dove nessun archeologo del passato aveva potuto immaginarli, il ritrovamento, clamoroso, delle "vere Porte Cilicie" di Erodoto. Successo pieno, raggiunto in condizioni sempre difficili, talora drammatiche. Nei due anni che durò la spedizione, non si trattò solo, per von Hagen e i suoi, di resistere, all'addiaccio, al gelo notturno dei desolati altopiani turchi e degli Zagros iraniani, o al caldo torrido delle pianure alluvionali attorno al golfo Persico, ma di operare in zone rese infide dall'atteggiamento xenofobo di giovani fanatizzati dal conflitto turco-cipriota allora in corso, o sconvolte dalla guerriglia curda lungo i confini iraniano-iracheni. Von Hagen, dopo aver ritrovato nel calcare delle strade attorno ad Hattusa i solchi incisi dalle ruote degli antichi carri da guerra ittiti, vedeva qui passare sotto i suoi occhi le autoblinde e i carri moderni elasciare altri solchi, altre memorie per il futuro. L'archeologo diventava così anche spettatore di un'unica storia cominciata molti millenni fa e, nel bene e nel male, ancora inconclusa.