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La Florida dell'Inca


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introduzione e bibliografia di Aldo Albònico, traduzione di Giorgio Silvini, note e glossario di Paola Pecchi
pp. 800, Cinisello Balsamo (MI)
data stampa: 1996
codice isbn: 978882153071

Scoperta da Juan Ponce de León nel 1513, la Florida viene esplorata da Panfilo de Narváez, la cui spedizione si perde tra il 1527 e il 1528 nell'interno del continente, e da Hernando de Soto nel 1539. In questo stesso anno, da uno spagnolo di piccola nobiltà e da una principessa inca, nasce a Cuzco (Perù) colui che dell'impresa di de Soto si farà più tardi narratore: Garcilaso de la Vega.

Il proposito di rievocare la spedizione risale probabilmente ai primi anni (1561-1563) del soggiorno spagnolo di Garcilaso, e viene forse alimentato dalla frequentazione di uno dei compagni di de Soto, Gonzalo Silvestre. Rielaborando i tenaci ricordi di costui e i memoriali di altri tre testimoni oculari, Garcilaso esercita le proprie ambizioni storiografiche e letterarie con l'intento di magnificare la conquista spagnola, di richiamare l'esigenza morale dell'evangelizzazione e anche - forse - di ottenere dal Sovrano un incarico nelle Indie.

Il valore storico della Florida (Lisbona, 1605) è stato da più parti messo in dubbio. In realtà esso pare oggi indiscutibile, anche se pesantemente condizionato dall'impostazione letteraria del testo (fitto di richiami alla storiografia e alla retorica classiche, al romanzo alessandrino, al poema cavalleresco, alla novella italiana) e dalla manipolazione ideologica dei fatti (la ferocia di de Soto e dei suoi appare mitigata mentre vengono esaltati il valore degli indiani, la ricchezza naturale delle terre, le affinità etiche e sociali di conquistati e conquistatori in una sorta di superiore irenismo che bene riflette gli aneliti dello scrittore meticcio).

Ciò che più conta per il lettore moderno è però la qualità estetica del testo, ragguardevole nel panorama della cronachistica del tempo. In ampie sequenze realizzate talora con grande maestria, Garcilaso rievoca la penetrazione della colonna spagnola in territori impervi, solcati da immensi fiumi, popolati da genti bellicose: qui essa è assillaata dalla fame, dalla sete, dall'irresolutezza, dalla perdita dell'orientamento, dalla cupidigia insaziabile, dai tradimenti dei nativi. A dispetto delle intenzioni dello scrittore, un'epopea truce e sanguinosa.

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