• -5%
Pagan
Pagan

Pagan

Giardini
Disponibile
33,25 € 35,00 € -5%
Nessuna tassa

L'8 luglio 1975, alle ore 18,35 un terremoto superiore all'ottavo grado della scala Mercalli modificata ha pressoché distrutto il patrimonio architettonico ed artistico di Pagan. Alcune fra le più significative pagode della prestigiosa città birmana sono andate irrimediabilmente perdute, le rimanenti sono state gravemente lesionate: il Bupaya, forse il più antico dzedì della città, che si ergeva nell' angolo nord-ovest delle mura, sull'argine dell'Irrawaddy, si è schiantato ed è precipitato nel fiume; il tetto del Manuha, con i suoi 37 dzedì ornamentali, è crollato, riempiendo il pahto di pezzi di mattone, che hanno gravemente danneggiato la gigantesca statua centrale del Buddha, distrutta nella parte superi

Descrizione

L'8 luglio 1975, alle ore 18,35 un terremoto superiore all'ottavo grado della scala Mercalli modificata ha pressoché distrutto il patrimonio architettonico ed artistico di Pagan. Alcune fra le più significative pagode della prestigiosa città birmana sono andate irrimediabilmente perdute, le rimanenti sono state gravemente lesionate: il Bupaya, forse il più antico dzedì della città, che si ergeva nell' angolo nord-ovest delle mura, sull'argine dell'Irrawaddy, si è schiantato ed è precipitato nel fiume; il tetto del Manuha, con i suoi 37 dzedì ornamentali, è crollato, riempiendo il pahto di pezzi di mattone, che hanno gravemente danneggiato la gigantesca statua centrale del Buddha, distrutta nella parte superiore; il Mimalaungkyaung è caduto completamente; lo Shwezigon, il Thatbyinnyu, il Gawdawpalin, il Htilominlo, il Sulamani, il Pahtothmnya, la Mahabodhi, per non citare che i più noti edifici sacri dell'antica città, sono stati tutti seriamente ed in alcune parti irrimediabilmente danneggiati. Anche l'Ananda, il celebre, inestimabile pahto, la cui perfezione artistica non trova riscontro nel mondo buddhistico, ha subito danni serissimi: sono crollati lo dzedì elevato sul kundaung, numerose sovrastrutture lungo le terrazze ed il corpo stesso del pahto si è lesionato in più parti. I numerosi dzedì con le dorate hti ingemmate e con i preziosissimi seinbu sono precipitati per oltre il novanta per cento, sicché il dolce suono dei numerosi campanelli d'oro, d'argento o di bronzo che la brezza faceva tintinnare non si diffonde più nella città così duramente colpita.

Il patrimonio di questo centro unico di arte buddhistica, pur rimanendo incomparabile, è oggi trasfigurato e mutilato ed il danno complessivo, per l'Asia, non è meno grave dell'alluvione di Firenze, per l'Europa. È, pertanto, con profonda commozione che premetto a questa terza edizione di «Pagan, la città delle tredicimila Pagode», in corso di stampa in occasione del sisma, la sconvolgente notizia.

I lunghi periodi trascorsi fra gli dzedì ed i pahto della silenziosa Pagan, infuocata dal sole tropicale, arida, abbandonata da oltre sei secoli, ma ancora dotata di testimonianze idonee a rievocarne la grandezza e lo splendore di un tempo, me l'avevano resa familiare e fatta eleggere come uno dei luoghi più cari della mia vita e mi rattrista profondamente che essa non sia più nemmeno come la presento nelle pagine che seguono.

Pagan, la città delle tredicimila Pagode, è oggi l'unica testimonianza di questo inestimabile centro di arte e di cultura, gloria ed orgoglio della Birmania. Pur non essendo più la stessa, Pagan rimane, comunque, una delle meraviglie del mondo.

Dettagli del prodotto

Editore
Giardini
Autore
Carmignani Renzo
Disponibilità
1 Libro
ISBN
6021

Potrebbe interessarti