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Varie le ragioni di interesse di quest’opera di Ibn ‘Agiba, sufi marocchino (1747-1809): valga, ad esempio, la definizione di wara (scrupolo), definita “l’evitare tutto ciò che agita il cuore, provocando un’avversione verso le tenebre”. Meglio ancora “per gli eletti è il rifiuto dell’attaccamento a tutto ciò che non è Dio, il fatto di chiudere la porta a tutto ciò che non è Lui, di concentrare su di Lui ogni preoccupazione, e di non prendere appoggio che su di Lui”.