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Interpretazioni Giudaiche della "Storia di Noè"


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pp. 296, Roma
data stampa: 2014
codice isbn: 978884015033

Sulla base di un'interpretazione molto letterale del racconto biblico intorno alla «storia di Noè» (cf. Gen 5,28-10,32), le tradizioni religiose giudaica, cristiana e musulmana hanno contribuito notevolmente alla diffusione della convinzione che sia giunta fino a noi una memoria storica di un diluvio universale che abbia distrutto l'intera umanità e tutta la fauna esistente; da quella catastrofe si sarebbe salvata soltanto la famiglia di Noè, rifugiatasi in un'arca galleggiante, che avrebbe contenuto anche tutte le specie animali. Prosciugatesi le acque del diluvio, con la benedizione divina il genere umano e le specie animali si sarebbero nuovamente diffusi sulla terra.

Simile convinzione aveva trovato anche sostegno attraverso altri miti delle culture prossime a quelle di Vicino Oriente Antico, dal quale la «storia di Noè» in buona parte dipende. I dialoghi platonici del Timeo (intorno al 360 a.c.) e di Crizia (posteriore al 350 a.c.) avevano riportato la tradizione della catastrofe di Atlantide, un'isola leggendaria; secondo il racconto di Platone (428/427 a.c.348/347 a.C.) sarebbe stata una potenza navale situata «oltre le Colonne d'Ercole», cioè al di là dello stretto di Gibilterra nell'attuale Oceano Atlantico, e che avrebbe conquistato molte parti dell'Europa occidentale e dell'Africa novemila anni prima di Solone (638 a.C.-558 a.c.); dopo avere fallito l'invasione di Atene, Atlantide sarebbe sprofondata «in un singolo giorno e notte di disgrazia» per opera di Poseidone, divinità del mare. Di un diluvio universale aveva parlato anche il sacerdote babilonese Berosso (circa 350 a.C.270 a.C.), in epoca ellenistica; nella tradizione ellenistica grecoromana si era diffuso il mito di Deucalione e Pirra, così che Luciano (Samosata, 120 d.C. circa-Atene, 180/192 d.C.) nei Dialoghi (Dialoghi, V) narra:

Onde in un attimo venne quel sì gran abisso ai tempi di Deucalione, che tutto andò sommerso nelle acque: e ne scampò solo una barchetta approdata sul monte Licoride, nella quale fu serbata la semenza di questa razza umana, che doveva rigerminare più scellerata di prima.

Echi simili ricorrono anche nello storico ebreo Giuseppe Flavio (Gerusalemme, 37 d.C. circa-Roma, 100 d.C. circa), che nelle Antichità Giudaiche 1,3,1-9 riscrive la storia biblica di Noè, adducendo simili tradizioni esterne (cf. Antichità Giudaiche 1,3,6) a riprova della storicità del racconto biblico.

La mancanza di strumenti scientifici, come quelli moderni, atti a verificare l'attendibilità, se non proprio la storicità di simili tradizioni antiche; il fatto, che anche in altre culture molto diverse e distanti da quelle sopra menzionate, si parli di catastrofi analoghe avvenute in un'antichità favoleggiata; le difficoltà culturalmente insormontabili per lungo tempo a mettere in discussione il racconto biblico in questione, senza compromettere radicalmente la credibilità storica della Bibbia e il suo carattere di libro sacro nelle tradizioni giudaica, cristiana, e musulmana, hanno favorito il consolidarsi della credenza che la Bibbia «avesse comunque ragione» e che la memoria storica potesse inoltrarsi fino ai tempi di un favoleggiato diluvio universale.

Tuttavia, anche da quando gli strumenti scientifici e culturali necessari sono stati elaborati, uno «zoccolo duro» e abbastanza consistente di fondamentalisti moderni ha continuato a cercare le prove di un diluvio universale, fino a «identificare» a più riprese quelli, che avrebbero dovuto essere secondo loro resti dell'arca di Noè nell'area del massiccio dell'Ararat, località che nella tradizione sarebbe stata l'approdo dell'arca di Noè alla fine del diluvio.

In realtà, neppure l'ipotesi di qualche geologo circa un'inondazione preistorica e catastrofica del Mar Nero quale fonte dei miti mesopotamico e biblico del diluvio, convince il mondo scientifico, che invece ha osservato come fu il Mar Nero a riversarsi nel Mediterraneo senza conseguenze drammatiche. In ogni caso qualunque ricostruzione di una catastrofe idro-geologica in un'area geografica specifica, non potrebbe mai rendere ragione di un diluvio storicamente universale, così come immaginato e raccontato nell'epopea religiosa mesopotamica e biblica, o in qualsiasi altra mitologia.

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