Il fascino segreto che attrae a Roma migliaia di pellegrini, o di turisti, è un sentimento inesprimibile di felicità, che diviene certezza per i credenti e che per gli altri rimane rimpianto e nostalgia, la cui causa è da ricercarsi nella mirabile sintesi che si compie nell'uomo quando raggiunge, purtroppo in rari momenti, il perfetto equilibrio fra l'anima e il corpo, fra lo spirito e la carne, fra la mente e il cuore. A Roma accadde a Stendhal di avvertire cosa si richiedeva perchè quel miracolo si avverasse e nelle Passeggiate Romane, che qui si ripropongono all'attenzione dei lettori, è spesso ripetuta quell'esigenza di soddisfare al tempo stesso i due grandi rivali, che ognuno di noi porta dentro in sé.
Identica esperienza era stata vissuta da Goethe, che proprio a Roma, sentita come il centro del mondo, trovò l'equilibrio fra l'io e l'universo, fra l'ideale e il reale. D'altronde l'essere ragionevole, composto di anima e di corpo, che per la dottrina cristiana è l'uomo, era già stato il fondamento della civiltà romana, del suo diritto e della sua cultura.
Stendhal, che degli scrittori del suo tempo è quello che ha più viaggiato, avendo partecipato alle campagne napoleoniche, in Austria, in Germania, in Russia, avendo soggiornato per qualche tempo in Inghilterra, oltre che in Italia s'intende, credette di ritrovare lo stesso principio nei Romani moderni, il cui carattere, basato su salde certezze e sulla ricerca della felicità, così idealizzò e compendiò, definendo in un certo modo se stesso o almeno le sue aspirazioni: «le respect pour la vérité et la permanence des désirs».
Le Passeggiate Romane, però, non sono state composte a Roma, e nemmeno su appunti e su lettere, com'è il caso del Viaggio in Italia di Goethe; non sono davvero un diario scritto giorno per giorno «sui luoghi stessi o la sera tornando a casa», come Stendhal vuol far credere, ma la cristallizzazione, per usare un termine che gli è proprio, dei suoi sentimenti per Roma, dopo le magnifiche esperienze della giovinezza compiute in Italia, dove dal 1800 al 1828 aveva trascorso non meno di dieci anni, studiando non tanto il paese e i monumeti, quanto e soprattutto gli abitanti, il loro carattere e i loro costumi. Nell'Italia egli aveva scoperto una terra di energia, un popolo ardente e appassionato, da cui risaltava soprattutto la gioia di vivere, il gusto dell'arte; il paese del dolce far niente, in cui sono affermati i diritti della fantasia (prima che divenisse il paese della dolce vita nella breve stagione del miracolo economico!)...
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Il fascino segreto che attrae a Roma migliaia di pellegrini, o di turisti, è un sentimento inesprimibile di felicità, che diviene certezza per i credenti e che per gli altri rimane rimpianto e nostalgia, la cui causa è da ricercarsi nella mirabile sintesi che si compie nell'uomo quando raggiunge, purtroppo in rari momenti, il perfetto equilibrio fra l'anima e il corpo, fra lo spirito e la carne, fra la mente e il cuore. A Roma accadde a Stendhal di avvertire cosa si richiedeva perchè quel miracolo si avverasse e nelle Passeggiate Romane, che qui si ripropongono all'attenzione dei lettori, è spesso ripetuta quell'esigenza di soddisfare al tempo stesso i due grandi rivali, che ognuno di noi porta dentro in sé.
Identica esperienza era stata vissuta da Goethe, che
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Edizioni Babuino
- Autore
- Stendhal
- ISBN
- 900000003032