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Estratto dal Proemio
Gli annali muratoriani sono divenuti, per la ragione del tempo, in qualche parte antiquati, e ciò dico riguardo specialmente alla storia dei primi cinque secoli dell’èra nostra, il cui contenuto, come tutti sanno, per le scoperte avvenute in questo secolo di nuove fonti, si è notevolmente accresciuto [...]. Miglior sistema reputo il rifarli interamente, mantenendo però ferma quella esposizione semplice ed obbiettiva dei fatti che forma una delle doti precipue di quell’opera immortale. Questo lavoro è certamente lungo e difficile, né so se un solo uomo potrebbe bastarvi: da parte mia, nelle pagine che seguono, ne propongo un saggio per il periodo che [...] dalla morte di Valentiniano III, si estende fino alla deposizione di Romolo Augustolo, avvenuta nel 476 [...] – anno in cui, diciamolo con le parole del Bonghi, «un barbaro (Odoacre) depose dall’Impero l’ultimo che, per breve ora e per voglie d’un altro barbaro ne aveva assunto il titolo, e osò creare re sé stesso» e che «vide non già perire una viva forma di Stato che sussistesse tutt’ora, ma dileguarsi un’ombra già vana da più tempo».
Gli annali muratoriani sono divenuti, per la ragione del tempo, in qualche parte antiquati, e ciò dico riguardo specialmente alla storia dei primi cinque secoli dell’èra nostra, il cui contenuto, come tutti sanno, per le scoperte avvenute in questo secolo di nuove fonti, si è notevolmente accresciuto [...]. Miglior sistema reputo il rifarli interamente, mantenendo però ferma quella esposizione semplice ed obbiettiva dei fatti che forma una delle doti precipue di quell’opera immortale. Questo lavoro è certamente lungo e difficile, né so se un solo uomo potrebbe bastarvi: da parte mia, nelle pagine che seguono, ne propongo un saggio per il periodo che [...] dalla morte di Valentiniano III, si estende fino alla deposizione di Romolo Augustolo, avvenuta nel 476 [...] – anno in cui, diciamolo con le parole del Bonghi, «un barbaro (Odoacre) depose dall’Impero l’ultimo che, per breve ora e per voglie d’un altro barbaro ne aveva assunto il titolo, e osò creare re sé stesso» e che «vide non già perire una viva forma di Stato che sussistesse tutt’ora, ma dileguarsi un’ombra già vana da più tempo».