Nelle vivaci e numerose dispute che si vanno svolgendo in Italia sulla «scientificità» e sulle «scienze dell'uomo», non sembrano aver esercitato un peso effettivo le opere fondamentali di Boas, di Kroeber e di White. Sono invece esse che hanno dato l'avvio a una discussione che ha investito temi di fondo e che è stata ampiamente ripresa, in base a prospettive diverse o su un diverso terreno culturale, negli scritti di Claude Lévi-Strauss o della Ruth Benedict. Come può fondarsi e articolarsi una scienza della cultura? Quali sono i limiti di specificità e di autonomia della dimensione culturale? Che cosa vuol dire progresso? Quali sono le relazioni di questa nuova scienza con la teoria dell'evoluzione, con la psicologia, con la sociologia? A queste domande cercò di rispondere, nel 1949, Leslie A. White con questo libro che ebbe una straordinaria diffusione e una vastissima risonanza. In esso vengono affrontati, con grande ricchezza di documentazione e con notevole vigore teoretico, gli argomenti centrali della ricerca antropologica: il linguaggio e la creazione dei simboli, la funzione della tecnica, il senso dell'impresa scientifica, il determinismo scientifico, il tabù dell'incesto, l'illusione antropocentrica. In questa grande varietà di temi due motivi restano tuttavia ben saldi: l'uomo si distingue dagli altri esseri viventi per l'attività simbolica di cui è capace, la scienza dell'uomo si occupa pertanto delle idee, dei fatti, delle istituzioni creati attraverso quella «attività simbolica» che è la cultura; la scienza della cultura distrugge, insieme allo psicologismo, ogni illusione antropocentrica, le strutture della cultura non devono quindi essere esaminate a partire dall'individuo, ma è quest'ultimo che dev'essere spiegato in base a quelle. White è convinto che, mediante la scienza, il primate umano sia finalmente giunto ad una comprensione realistica ed effettiva del mondo esterno. Ed è anche convinto che le filosofie animistiche, antropomorfiche, sovrannaturalistiche siano state più dannose che inutili: perché la falsa scienza è spesso peggiore dell'assenza di scienza.
Leslie Alvin White è nato a Salida (Colorado) il 19 gennaio 1900; ha studiato alla Louisiana State University, alla Columbia University, alla California University, all'Università di Digione e . alla New School for Social Research di New York. Ha conseguito la laurea in filosofia all'Università di Chicago nel 1927. Si è dedicato all'insegnamento universitario della sociologia e dell'antropologia nelle Università di Buffalo, Peiping (Cina), Vale e Harvard.
Fin dal 1926 si è dedicato a ricerche antropologiche sugli indiani pueblo. Le sue opere principali sono The Evolution of Culture (1959), Lewis Henry Morgan: The Indian Journals, 1859-1862; ha inoltre curato una nuova edizione di Ancient Society di L. H. Morgan. Attualmente è direttore dell'Istituto di antropologia all'Università del Michigan.
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Nelle vivaci e numerose dispute che si vanno svolgendo in Italia sulla «scientificità» e sulle «scienze dell'uomo», non sembrano aver esercitato un peso effettivo le opere fondamentali di Boas, di Kroeber e di White. Sono invece esse che hanno dato l'avvio a una discussione che ha investito temi di fondo e che è stata ampiamente ripresa, in base a prospettive diverse o su un diverso terreno culturale, negli scritti di Claude Lévi-Strauss o della Ruth Benedict. Come può fondarsi e articolarsi una scienza della cultura? Quali sono i limiti di specificità e di autonomia della dimensione culturale? Che cosa vuol dire progresso? Quali sono le relazioni di questa nuova scienza con la teoria dell'evoluzione, con la psicologia
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Sansoni
- Autore
- White Leslie A.
- ISBN
- 100000001297