Dall'introduzione di Eugenio Levi:
"Per poco che uno indaghi la morale di Seneca - quale essa ci appare nella sua espressione definitiva dalle Lettere a Lucilio - non gli sarà difficile scoprirne il tratto principe nello stretto rapporto che intercorre tra necessità e libertà. La necessità si afferma nel dominio dei beni e dei mali, o meglio di quelli che con questi nomi si sogliono chiamare. Essi infatti ci sono dati in nome di una legge prestabilita che ne fissa i limiti e la misura. Pertanto, se per un verso Seneca non vuole che dei beni esteriori noi ci mostriamo desiderosi, per l'altro neppur ci concede {ii farvi rinuncia quando ci siano toccati in sorte. Chi non s'acconcia ad uno scettro regale - se a questo la legge lo chiama - non è meno stolto di chi non s'acconcia a un bastone di mendicante. Analogamente, se Seneca non vuole che noi ci diamo troppo da fare per sottrarci ai mali che la legge ci destina; per l'altro non ci consente di provocarli. Egli non ha parole che bastino contro coloro che sottopongono il corpo a torture che vanno in cerca di vesti sudicie e di cibi ripugnanti. Bisogna pertanto dir subito che Seneca pronuncia, sia per i beni, sia per i mali, il suo distacco dai Cinici; e se qualcuno obiettasse che nella dottrina dei Cinici la scuola stoica - cui Seneca appartiene - ha le sue radici, non ci sarebbe gran male a rispondere che Seneca è uno Stoico che non si perita, quando è necessario, di rinnegare le origini dello stoicismo.
Ma siffatti beni e siffatti mali per se stessi non sono se non la materia su cui la morale si esercita. Quella specie di fatalità che presiede alla loro origine non è per il savio senecano che un punto di partenza. Il segreto . della saviezza consiste nel passare dalla necessità alla libertà. E se anche fosse dimostrato[…]"
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Dall'introduzione di Eugenio Levi:
"Per poco che uno indaghi la morale di Seneca - quale essa ci appare nella sua espressione definitiva dalle Lettere a Lucilio - non gli sarà difficile scoprirne il tratto principe nello stretto rapporto che intercorre tra necessità e libertà. La necessità si afferma nel dominio dei beni e dei mali, o meglio di quelli che con questi nomi si sogliono chiamare. Essi infatti ci sono dati in nome di una legge prestabilita che ne fissa i limiti e la misura. Pertanto, se per un verso Seneca non vuole che dei beni esteriori noi ci mostriamo desiderosi, per l'altro neppur ci concede {ii farvi rinuncia quando ci siano toccati in sorte. Chi non s'acconcia ad uno scettro regale - se a questo la legge lo chiama - non &egra
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Bompiani
- Autore
- Seneca Lucio Anneo
- ISBN
- 7082