Il Diario di Jacopo da Pontormo, grande pittore del nostro Cinquecento, costituisce una delle gemme della lettera, tura rinascimentale. Scartafaccio o brogliaccio di lavoro, raccoglie il segreto di un uomo votato al silenzio.
Condannato, parrebbe, a un irrisolvi, bile esilio esistenziale, Pontormo, chiuso in casa, rifuggiva gli amici. Gli picchiava' no all'uscio, lui non usciva, né fiatava. Una tacita ostilità era il negro male dietro cui riparava la propria afasia. l nudi allungati, dalle carni di cera, che dipingeva, quelle sue figure abbigliate con scaglie di corniola o di diaspro o di turchese, quella strana aria irrespirabile e diluviale che le circonda, sono la proiezione di una insondabile stanchezza d'animo, di un cuore che si allenta e non riesce neppure a gemere.
Il gemito sono le parole affilate e ipocondriache che vengono segnate nel Diario, parole di malattia, o di brevi, brevissime gioie della tavola. Pontormo è un uomo da dramma alla Beckett, se il paragone può essere tollerato dalla distanza storica: un uomo dolorosamente colpito da un riottoso stato d'animo, un uomo di cenere.
Jacopo Carrucci detto il Pontormo, era nato a Pontorme presso Empoli il 1494. Mori a Firenze il 1556. Non si mosse mai da Firenze, se non, pare, per visitare brevemente due volte Roma e ammirarvi i capolavori di Michelangelo. Era stato a bottega da Leonardo e da Piero di Cosimo; quindi da Andrea del Sarto, dove ebbe come condiscepolo Rosso Fiorentino. Fra le tante sue opere ricordiamo la Deposizione della cappella Capponi a Santa Felicita in Firenze; e, dalla sua ritrattistica, il Musicista degli Uffizi e l'Intagliatore di pietre del Louvre.
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Il Diario di Jacopo da Pontormo, grande pittore del nostro Cinquecento, costituisce una delle gemme della lettera, tura rinascimentale. Scartafaccio o brogliaccio di lavoro, raccoglie il segreto di un uomo votato al silenzio.
Condannato, parrebbe, a un irrisolvi, bile esilio esistenziale, Pontormo, chiuso in casa, rifuggiva gli amici. Gli picchiava' no all'uscio, lui non usciva, né fiatava. Una tacita ostilità era il negro male dietro cui riparava la propria afasia. l nudi allungati, dalle carni di cera, che dipingeva, quelle sue figure abbigliate con scaglie di corniola o di diaspro o di turchese, quella strana aria irrespirabile e diluviale che le circonda, sono la proiezione di una insondabile stanchezza d'animo, di un cuore che si allenta e non riesce ne
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Gremese Editore
- Autore
- Jacopo da Pontormo
- ISBN
- 978887605368