Carlo Michelstaedter (1887-1910) ha consegnato a La persuasione e la rettorica, forse insieme con l'implicita spiegazione delle ragioni del suo suicidio, il più desolante messaggio teoretico sulla vanità e sull'insignificanza della cultura del corpo e della civiltà del lavoro.
Questo saggio vuol essere l'esame critico di un autore la cui «rettorica» antilavoristica e «incivile», risulta assolutamente inattuale. La città degli uomini, nel suo fondamentale assetto borghese-capitalistico, resta pur sempre quella spietatamente denunciata da Michelstaedter. Ma solo con alle spalle la più negativa e nichilistica metafisica della gioventù, quella alla quale si riduce la michelstaedteriana filosofia della «persuasione», si può ritenere che in essa l'uomo viva «una vita che non è vita», cui si debba preferire la morte.
In un momento non solo culturale di michelstaedterismo teoreticisticamente e contraddittoriamente esibito, si difendono i valori storici e civili della città e del lavoro e, più ancora, l'immagine di un uomo che proprio nella città e nel lavoro, battendosi per far giusta l'una e meno alienante l'altro, trova la sua dimensione più autentica.
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Carlo Michelstaedter (1887-1910) ha consegnato a La persuasione e la rettorica, forse insieme con l'implicita spiegazione delle ragioni del suo suicidio, il più desolante messaggio teoretico sulla vanità e sull'insignificanza della cultura del corpo e della civiltà del lavoro.
Questo saggio vuol essere l'esame critico di un autore la cui «rettorica» antilavoristica e «incivile», risulta assolutamente inattuale. La città degli uomini, nel suo fondamentale assetto borghese-capitalistico, resta pur sempre quella spietatamente denunciata da Michelstaedter. Ma solo con alle spalle la più negativa e nichilistica metafisica della gioventù, quella alla quale si riduce la michelstaedteriana filosofia
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Edizioni Lavoro
- Autore
- Negri Antimo
- ISBN
- 978887910689