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Tradizione Sufi in Occidente (La)


Psiche
€ 16,00
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traduzione di Gianpaolo Fiorentini.
pp. 240, Torino
data stampa: 2001
codice isbn: 978888514260

Vorrei indicare alcuni punti che riguardano i propositi della Tradizione in Occidente. Ci sono varie teorie e idee su ciò che la Tradizione è e fa, e il novantacinque per cento di queste idee e teorie è sbagliato.

Le cause di questo errore non sono necessariamente imputabili alla mente occidentale o agli studiosi occidentali. Una certa percentuale di colpa va imputata a noi nella Tradizione, perché insegnando nella Tradizione dobbiamo mantenere un basso profilo.

Ciò significa che non diamo informazioni e particolari sulla Tradizione a tutti e a chiunque, il che lascia aperta ad alcuni la possibilità di fantasticare su ciò che facciamo e su quali sono i nostri scopi, e in genere sbagliano.

Vorrei quindi sottolineare alcune cose che la Tradizione non è. Solitamente vi spiego che cos'è la Tradizione, che cosa dovete fare e come dovete agire, ma questa volta vi spiegherò che cosa la Tradizione non è. La Tradizione Sufi non è un culto, né un'istituzione religiosa, né un sistema terapeutico, né un'organizzazione segreta.

È una filosofia pratica che può funzionare, e funziona, nel mondo occidentale, e che può essere seguita nell'epoca della tecnologia occidentale, come in qualunque altra epoca, senza compromettere la sua origine.

Sì, è vero che abbiamo misteri e segreti.

Ma per coloro che insegnano nella Tradizione e che sanno che cosa sono questi cosiddetti segreti, fa parte della nostra funzione preparare le persone perché alla fine li comprendano.

Se per migliaia di anni ci sono stati misteri e segreti, c'è un buon motivo. Se rivelate un mistero o un segreto a qualcuno che non ha le basi cognitive per comprenderlo, non farete che provocare confusione, e in alcuni casi paura.

Non è solo ingeneroso, ma realmente pericoloso rivelare queste cose a persone che si trovano in quella condizione. Rivelare un segreto a una persona che non è preparata, che non ha le basi cognitive e i termini di riferimento per poter esaminare quel segreto, può causare shock, angoscia, e persino follia.

Se venissero conosciuti da persone esterne alla Tradizione, alcuni segreti della Tradizione potrebbero venire usati male.

Alcuni di voi avranno letto e ricorderanno una massima che usiamo nella Tradizione: 'Il segreto protegge se stesso'. Protegge se stesso perché non ha intenzione di essere usato nel modo sbagliato.

Una delle maggiori responsabilità di un insegnante della Tradizione è quindi la spiegazione di questi misteri e segreti.

Essa comprende la conoscenza dell'essere umano, del rapporto dell'uomo con Dio e del rapporto dell'uomo con il cosmo.

Ma, come ogni conoscenza, anche questa deve essere 'digeribile', nel senso che deve essere in grado di venire assimilata.

Poi viene il passo successivo, il più importante: mettere in pratica questa conoscenza, mistero o segreto.

Durante i secoli passati, in Occidente ci sono state molte filosofie diverse. Perché allora dovrei affermare che la nostra filosofia è 'migliore' di tutte le filosofie che si sono sviluppate in Occidente?

La mia affermazione si basa sulla sua funzionalità. A noi che insegniamo non interessa addentrarci nelle filosofie comparate, anche se sono certo che sia uno studio davvero affascinante.

Naturalmente è possibile chiedersi: "In che modo questa specifica filosofia occidentale si riallaccia alla filosofia Sufi?", iniziando un'interminabile partita di ping-pong intellettuale tra le due filosofie. Ma un atteggiamento del genere rischia di diventare fine a se stesso. Se passiamo la vita a paragonare tra loro diverse filosofie per decidere quale seguire, può darsi che, quando finalmente avremo preso la decisione, saremo troppo vecchi per capirla e metterla in pratica.

Perciò non affermo che la Tradizione sia 'migliore' delle altre filosofie per questo o quell'altro motivo. Come parte della mia educazione ho studiato ed esaminato tutte le filosofie, tanto occidentali che orientali: tutte hanno una loro validità e tutte contengono utili informazioni. Quello che noi sosteniamo è che la nostra superiorità sta nella applicabilità. Sin dai primissimi tempi della Tradizione, i grandi maestri crearono e misero per iscritto le varie tecniche.

Presero in considerazione il fatto che gli insegnanti avrebbero dovuto lavorare con un materiale molto difficile, il materiale umano. Ciò significa che ogni tecnica che spiegarono, tanto allo scopo di produrre un effetto che di rafforzare l'insegnamento, doveva essere in grado di venire utilizzata praticamente in tutte le situazioni.

L'idea di base era che l'umanità è capace di uno sviluppo interiore praticamente illimitato, perciò illustrarono i passi precisi da fare per giungere a questo sviluppo, tenendo in considerazione il fatto che la gente deve anche occuparsi di altre cose: il lavoro, la famiglia, la salute, e moltissime altre attività. Applicarono sin dall'inizio la regola che seguiamo ancora oggi, quella di essere 'nel mondo ma non del mondo'.

Questo è uno dei precetti fondamentali che noi seguiamo.

Può essere un'idea interessante e stimolante abbandonare tutto e andare a vivere in una grotta su una montagna per pensare splendidi pensieri, non avere nessun problema, parlare agli uccelli e agli animali, e sviluppare la propria interiorità.

Ma ciò significa fuggire dalle nostre responsabilità verso gli altri, la famiglia e la comunità. Non vi fa stare al passo con le cose, e vi garantisce il ricovero quasi immediato in manicomio al vostro ritorno. Anche se qualcuno può pensare che questa scelta sia molto gratificante, non è corretta in relazione al proprio sviluppo.

È autocentrata, e quindi egoistica.

Per questo i grandi maestri ci hanno lasciato un principio che noi abbiamo sviluppato per voi, una tecnica possibile da mettere in pratica nel mondo di tutti i giorni.

Grazie a ciò, è una tecnica che non conosce limitazioni, né di cultura, né di razza, né economiche o politiche.

Non è e non deve essere in conflitto con la vita di tutti i giorni.

Chi di voi è nella Tradizione da qualche anno sa che l'unica cosa che prometto è un duro lavoro. Il motivo principale che lo rende un lavoro duro è che la nostra filosofia va a disturbare i condizionamenti degli occidentali. Chi mi ascolta da anni, penserà: "Ecco che ricomincia con i condizionamenti". Sì, perché sono davvero il problema principale. Il problema non è l'intelligenza o la mancanza di intelligenza, non sono gli influssi razziali o genetici, o la loro assenza.

Il grande problema, il grande ostacolo, sono i condizionamenti.

Un atteggiamento molto diffuso in Occidente è quello che dice: "Devo lottare duramente con l'altro mio io".

È un pessimo atteggiamento con cui iniziare perché, a causa dei nostri condizionamenti, non sappiamo neppure spiegarci che cosa sia questa 'lotta'. Così, con l'aiuto di qualche cosiddetta autorità, ci fa comodo inventare storie del tipo: 'La lotta tra il mio io negativo e il mio io positivo'.

Usare le parole 'lotta', 'battaglia' o 'guerra', ci fa immediatamente collocare la cosa nel quadro della tensione.

Parlare dell''altro mio io' implica una sorta di parità tra l'io negativo e l'io positivo in lotta tra di loro, e spinge a non assumerci la responsabilità delle nostre azioni.

La verità è che, per i più disparati motivi, ognuno ha in se stesso un certo grado di negatività, ma non certo al cinquanta per cento.

Può trattarsi del tre, del cinque, del sette per cento. Questa percentuale di negatività è costantemente attiva perché la sua unica funzione è quella di confondere e disturbare; se quindi le assegnate più importanza di quella che effettivamente ha, le state dando una mano.

Potreste obiettare: "Figuriamoci se voglio dare una mano alla negatività!", e invece è esattamente quello che fate.

Le date una mano proprio prestandole più attenzione di quella che merita: "Il mio problema!".

Perciò il nostro consiglio è questo: "Molto bene, portate a terra la nuvola nera dei vostri problemi, smontatela, fate una lista dei problemi e scriveteli uno per uno".

Questo non risolverà i problemi, ma intanto li individuate, li mettete a fuoco e vedete quanto pesano.

Se siamo sinceri e vogliamo davvero risolverli, osservando la lunga lista dei nostri problemi ci accorgiamo che includono di tutto, da "Devo portare la camicia in lavanderia" a "Ho X milioni di debiti".

A ognuno dei problemi sulla lista si può assegnare un punteggio, ovvero un potenziale in termini numerici: 1, 3, 500.

Ma dopo aver fatto così, e stendere questa lista è veramente utile, non venite da me ridendo e schiamazzando nella speranza (che apprezzo molto e che prendo come un complimento) che strapperò la lista e che questo metterà fine ai vostri problemi, o che farò qualche magia che li farà scomparire.

Una persona dotata di un ragionevole equilibrio mentale, una volta elencati i problemi, inizierà a risolverli: "Quale problema posso risolvere adesso, oggi, e quale la settimana prossima, il mese prossimo?". "Quali sono i problemi prioritari?".

Non pretendo che questa sia una tecnica originale, misteriosa o segreta. È semplicemente efficace, perché i problemi sono stati identificati. Dove intervengono il potenziale e la funzione della Tradizione è nel darvi l'energia, nell'indicarvi la direzione perché possiate trovare da voi la soluzione, guidandovi in un certo modo di pensare.

Constatando di ricevere aiuto ed energia dalla Tradizione per poter risolvere da soli i nostri problemi, la fiducia nella Tradizione e in noi stessi si rafforza, e così deve essere, perché la Tradizione opera attraverso le persone.

La Tradizione non è un'aspirina o un'alka-seltzer.

È un metodo per sviluppare un modo diverso di pensare e termini di riferimento differenti, e per usarli. Mettendo in pratica le tecniche e le azioni della Tradizione ci colleghiamo alla sua energia, e questo collegamento ci garantisce il suo sostegno.

La Tradizione non funziona e non può funzionare in astratto: è fatta per essere usata e messa in pratica. Dovete imparare ad avere fiducia nell'energia e nelle tecniche della Tradizione, e sentire quando vi danno una certa soddisfazione o quando avete fatto qualche progresso. Sentite questa soddisfazione, sentitela!

Una certa confusione occidentale non distingue tra la soddisfazione e quello che è solo  autocompiacimento: "Ce l'ho fatta! Ah, no no, non devo dire così, perché?". Se avete collegato davvero la vostra giusta intenzione con l'energia della Tradizione, avete ottenuto qualcosa. Sentite di aver ottenuto qualcosa, e avete tutte le ragioni di sentirlo. Dopo tutto, se un artista, un pittore o un architetto producono qualcosa, hanno il diritto di sentirsi soddisfatti.

Una persona che usa l'energia della Tradizione unitamente al proprio sforzo, ha il diritto di dire di aver ricevuto aiuto nell'ottenere ciò che ha ottenuto. Questo è infatti uno degli aspetti della Tradizione: aiutare e sostenere il giusto sforzo.

La Tradizione ci fornirà sempre energia per quello che chiamiamo 'sforzo utile', che significa associare l'intenzione individuale all'energia della Tradizione per ottenere qualcosa di salutare.

L'ultima cosa che voglio è diventare un burattinaio.

Per qualcuno potrà anche essere allettante o stimolante, ma personalmente non ne ho né il tempo né l'inclinazione. Quello che faccio, e che farò sempre, è mettere a disposizione l'energia.

Vi metterò in guardia, vi guiderò e vi spronerò, ma, come ho già detto, vi darò una bicicletta e vi insegnerò a pedalare. A volte vi tirerò su quando cadrete, ma non andrò in bicicletta al vostro posto.

Se lo facessi, non imparereste niente: guardereste me mentre lo faccio, e non lo fareste voi.

Nella Tradizione, il rapporto tra maestro e discepolo è delineato chiaramente in tutti i nostri libri. Può essere spiegato in modi diversi da persone diverse, ma io tendo a spiegarlo in modo molto semplice, che non si presta a interpretazioni.

Potete entrare nella Tradizione e uscirne liberamente, senza ricevere da me né promesse né minacce. Chi rimane nella Tradizione ne segue le attività e, molto semplicemente, fa quello che gli dico di fare. Così non sorge nessun problema. È un sistema molto democratico: io assegno i compiti e voi li eseguite.

Chi insegna non cerca in alcun modo di ottenere l'impossibile. Capiamo i problemi, le tensioni e le difficoltà che si presentano.

Possiamo sottolineare aspetti lievemente differenti dell'insegnamento, e infatti prima di iniziare a insegnare scegliamo quale aspetto prediligere. Ma, insegnando, abbiamo anche la totale responsabilità del modo in cui applichiamo l'insegnamento. Non posso applicare un aspetto dell'insegnamento senza assumerne la responsabilità.

Non posso dire: "Ah ah, ho dato a quella tale persona quella certa cosa da fare, e ne è uscito pazzo, completamente ammattito", perché anch'io ne devo rispondere.

Se assegnassi a una persona un certo compito, e se il risultato fosse un danno o la pazzia, mi verrebbe chiesto: "Come mai?

Non conoscevi quella persona abbastanza bene da prevedere quello che sarebbe successo?".

E non potrei rifugiarmi nella scusa: "Be', pensavo che tutto andasse bene", perché la risposta che otterrei sarebbe: "No, non hai pensato affatto"..

Ho due caratteristiche che in apparenza sono contrarie all'insegnamento: una è l'arroganza, l'altra è l'orgoglio.

Sono arrogante perché so che sono bravo, quindi l'arroganza non mi ha in suo potere e non mi preoccupa. Posso esprimerla a piacimento in una situazione in cui l'arroganza può essere utile.

E sono orgoglioso perché ho un'ottima reputazione nella Tradizione, e mi do da fare per mantenerla alta.

Entrambe queste caratteristiche, che qualcuno potrebbe chiamare debolezze, si basano su solide e robuste fondamenta, e inoltre sono utili, funzionali.

Funzionano molto bene nel contesto della Tradizione, e anche nei rapporti sociali: posso indossare la mia uniforme, assomigliare a un albero di Natale, e andare in giro facendo l'arrogante e lo sdegnoso nei confronti di tutte le persone inferiori al rango di duca.

Se voglio, posso utilizzare l'arroganza o l'orgoglio in un contesto sociale.Non intendo raccontarvi la storia della mia vita; ne evidenzio solo alcuni aspetti come forma di incoraggiamento e di avvertimento. Una mia terza caratteristica è un caratteraccio ostico e selvatico, che ho ereditato dalla famiglia.

La buona notizia è che lo conosco, e quindi so controllarlo e usarlo. Non è lui che controlla me..

Una qualità molto utile è la timidezza. In una situazione in cui entra in gioco un aspetto della personalità, la timidezza non va considerata immediatamente e automaticamente come una caratteristica negativa. Guardo e osservo quale sia il suo potenziale, sia per l'individuo che per la sua famiglia o la comunità. Ma potrebbe anche essere necessario assegnare a una persona determinate attività o esercizi per diminuire gli effetti di questa o quella caratteristica, che potrebbe essere considerata negativa.

Una particolare caratteristica potrebbe essere utile in determinate circostanze, esattamente come le mie, che come ho spiegato possono risultare utili in certe situazioni.

Ma questo non vi autorizza a dire: "Bene, devo imparare a convivere con i miei difetti", perché sarebbe una scusa sempre a portata di mano per tutti i vostri errori, ad esempio: "Oh, mi spiace molto di averle dato un ceffone, ma, vede, io sono fatto così".

Un errore cresce sempre di più, e alla fine gli altri identificheranno una persona dal suo comportamento.

Quanto alle caratteristiche positive, io le incoraggio.

Una persona può quindi ricevere dei compiti o delle energie per sviluppare ulteriormente le proprie qualità positive.

Se volete, potreste dire che con ogni persona seguo due percorsi paralleli: da un lato diminuisco l'influsso di alcune caratteristiche negative, e dall'altro contribuisco a rafforzare una caratteristica positiva. Se la persona fa bene e il risultato è soddisfacente, il merito è suo. Con questo intendo che è giusto che dica: "Ce l'ho fatta. Certo, ho ricevuto qualche aiuto, ma ci sono riuscito e posso riuscirci di nuovo"..

Se una persona porta a termine un'attività con soddisfazione, la deve poi rivedere ed esaminare: "Che cosa è accaduto? Che cosa ho fatto? Che cosa ho detto? Quali sono stati gli elementi che hanno reso la cosa soddisfacente?".

Applichiamo la stessa tecnica a una situazione che ha avuto effetti negativi o fallimentari.

In entrambi i casi, nel caso di una situazione riuscita, armoniosa o positiva, e in quello di una situazione negativa, l'esame ci permette di identificarne alcuni fattori.

Questi fattori, quelli che hanno causato la negatività e quelli che hanno prodotto la positività, vanno identificati: quelli positivi vanno usati di nuovo, e quelli negativi vanno eliminati.

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