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I Trattati in Volgare della Peste e dell'Acqua Ardente

I Trattati in Volgare della Peste e dell'Acqua Ardente

Luigi Belloni
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Disse Arturo Castiglioni (1874-1953) che «Nella storia della medicina, le grandi epidemie segnano delle date particolarmente memorabili, non solo per le orme profonde lasciate sul loro passaggio, in seguito alle spaventevoli perdite di vite umane, alla distruzione di fiorenti città, al ritardo nello sviluppo della cultura, ma anche perchè esse segnano, insieme a questi fatti notevolissimi nel bilancio passivo dell'umanità, anche il principio della salutare reazione e il sorgere delle misure, dapprima deboli e malcerte, poi sempre più ampie e sicure, di difesa sanitaria». Ciò vale particolarmente per la «peste nera» che da noi toccò l'acme nel 1348, per quel tremendo flagello che, importato l'anno precedente dall

Descrizione

Disse Arturo Castiglioni (1874-1953) che «Nella storia della medicina, le grandi epidemie segnano delle date particolarmente memorabili, non solo per le orme profonde lasciate sul loro passaggio, in seguito alle spaventevoli perdite di vite umane, alla distruzione di fiorenti città, al ritardo nello sviluppo della cultura, ma anche perchè esse segnano, insieme a questi fatti notevolissimi nel bilancio passivo dell'umanità, anche il principio della salutare reazione e il sorgere delle misure, dapprima deboli e malcerte, poi sempre più ampie e sicure, di difesa sanitaria». Ciò vale particolarmente per la «peste nera» che da noi toccò l'acme nel 1348, per quel tremendo flagello che, importato l'anno precedente dall'Oriente in Sicilia, si abbattè sull'Italia e sull'Europa con furia così tremenda, che sembrò quasi interrompere la vita dell'umanità. Quella inaudita pandemia lasciò tracce importanti nella storia civile, sociale, religiosa, artistica, letteraria e, quel che a noi più interessa, nella storia della medicina.

Mentre il significato della peste nera nella storia civile è tra l'altro ben descritto nel celebre libro del benedettino inglese e poi cardinale Francis Aidan Gasquet (1846-1929), ricordo, quanto alle ripercussioni in campo religioso, che la «mortifera pestilenza, la quale o per operazione de' corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali» (Boccaccio) diede un potente impulso al misticismo. Allora si moltiplicarono le Scuole e le Confraternite, allora fiorirono correnti eterodosse a tipo di epidemie psichiche (Flagellanti), allora il culto di S. Sebastiano, cristianizzazione del mito pagano di Apollo, e quello di S. Rocco furono tenuti nel massimo onore, mentre il mantello della Vergine della Misericordia acquistava il potere di proteggere la povera umanità dalle frecce della collera divina generatrici della peste.

Questi aspetti religiosi della pestilenza risaltano con particolare evidenza, dato il carattere ascetico-moralistico del medico che ne è l'autore, nella prima parte del trattato che viene dato ora alle stampe: il De preservatione a peste et eius cura, scritto in volgare da Michele Savonarola e da lui dedicato ai cittadini ferraresi. Esso fa parte di un tipico genere di letteratura medica divulgativa, che al pari di altre misure di protezione sanitaria (quarantena, lazzaretti, etc.), prese origine da quel terribile flagello e dai suoi successivi ritorni periodici.

Michele Savonarola nacque in Padova sullo scorcio del XIV secolo (probabilmente verso il 1385) da Giovanni di Michele e appartenne a una famiglia che l'arte della lana aveva reso tra le più ragguardevoli della città. Fu allievo dello Studio patavino e vi ebbe a maestri alcuni tra i più celebrati medici dell'epoca, che in seguito ricordò spesso con riconoscenza e stima nelle proprie opere: Galeazzo da Santa Sofia, Antonio Cermisone, e il forlivese Giacomo della Torre. «Doctor artium» nei primissimi anni del secolo, nel 1413 si laureò in medicina, e questa disciplina egli in seguito insegnò nella sua Alma Mater, creandosi chiarissima fama, sia di docente, che di professionista.

Nell'estate del 1440 si trasferì a Ferrara, chiamato quale medico di corte dal marchese Niccolò III d'Este (1383-1441). Così, mentre il fratello Francesco continuava il ramo padovano della famiglia, Michele divenne capostipite d'un nuovo ramo, quello ferrarese, cui appartenne il celebre domenicano fra Girolamo, nato a Ferrara il 21 settembre 1452 da Niccolò di Michele e da Elena de Bonacossi.

Dettagli del prodotto

Editore
Luigi Belloni
Autore
Savonarola Michele
ISBN
6346