L'opera viene a colmare una lacuna avvertita sia dagli studiosi, sia dagli appassionati di storia e di archeologia. Si propone infatti di documentare in maniera organica e compiuta gli influssi e gli scambi culturali, religiosi e artistici intervenuti tra il mondo romano e quello egiziano dopo la conquista dell'Egitto da parte di Roma. Il libro esamina e illustra i rapporti tra l'Egitto e Roma evidenziando quanto la cultura alessandrina abbia permeato il mondo romano. Argomento principale è "Iside panthea".
Nel volume vengono trattate le divinità egizie il cui culto è attestato a Roma, con un cenno agli edifici isiaci esistenti nelle varie "Regiones" e ad altri documenti e monumenti che testimoniano la popolarità della dea.
In particolare, si sofferma sull'Iseo campense, il più famoso dei luoghi urbani di culto, dal quale proviene la maggior parte dei reperti egizi rinvenuti a Roma, e, inoltre, sull'Aula Isiaca e sulla Mensa Isiaca (o Tavola Bembina).
Viene trattato anche il culto della dea Fortuna del santuario di Palestrina, che rappresenta uno degli esempi più significativi dell'assimilazione tra una divinità locale e Iside (Iside-Tyché), non tralasciando le altre testimonianze egizie rinvenute sul suolo prenestino.
Si passa poi ad analizzare le metamorfosi che la figura di Iside ha subito attraverso i secoli, soffermandosi sul rifiorire dell'interesse per la cultura egizia e quindi dell'immagine della dea nel Rinascimento, per il tramite
della tradizione ermetica. Chiude il volume un'Appendice del Prof. Boris de Rachewiltz sulla religione egiziana e i suoi misteri.
Il volume è illustrato da numerose fotografie e grafici che ne documentano in maniera ottimale il contenuto.
Boris de Rachewiltz (1926-1997) è stato docente di Egittologia e di Archeo-Etnologia alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, presso l'Istituto Ticinese di Alti Studi di Lugano e come "visiting Professor" negli Stati Uniti. Assistente del Prof. Keimer al Centre de Documentation dell'UNESCO al Cairo, ne ha raccolto in eredità il metodo comparativo tra archeologia e etnologia. E' stato Presidente della Fondazione Keimer di Basilea e ha diretto missioni in Egitto, Giordania, Sudan e nel Sahara maghrebino che hanno portato alla scoperta delle antiche città di Nubit (Sudan) e Sigilmassa (Marocco). I risultati delle sue missioni tra i Beja per conto della Field Foundation (USA) sono pubblicati nella World Book Encyclopedia (Year Book 1967). È autore di oltre 25 opere in più lingue.
Anna Maria Partini si è dedicata a ricerche storiche sull’ermetismo, soprattutto del Seicento. Ha portato alla luce e commentato gli scritti ermetici del Marchese di Palombara (La bugia), di F.M. Santinelli (Sonetti alchemici), della regina Cristina di Svezia (Introduzione a Lo specchio della Verità). Ha anche tradotto e curato Il Toson d’Oro di Salomon Trismosin, Athanasius Kircher e l’Alchimia, La porta di Rivodutri e pubblicato Il sogno e il suo mistero, corredato da alcune miniature su porcellana. È autrice di uno studio sulla Magia Astrologica, in collaborazione con Vincenzo Nestler. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste specializzate. È stata vicepresidente e istoriografa dell’Accademia Tiberina di Roma. Ha promosso e collaborato al restauro della “Porta magica” di piazza Vittorio Emanuele II in Roma.