“Ogni anno ai primi giorni d’agosto, dal 1868 finché visse, il fattore romagnolo Pietro Cacciaguerra ricevette una macabra lettera. Conteneva soltanto una sigla, R. P. scritta a penna in inchiostro rosso sangue. Erano le iniziali di Ruggero Pascoli, il babbo del poeta Giovanni. Il mittente era proprio il futuro poeta che addossò la colpa dell’assassinio del genitore Ruggero – un delitto mai chiarito – a Cacciaguerra, che era poi riuscito a insediarsi fattore nella tenuta Torre di San Mauro al posto del defunto. A pensare male si fa peccato, ma s’indovina? Per Giovanni Pascoli fu l’ossessione della vita: anche perché i familiari – morto Ruggero – dovettero lasciare la tenuta la Torre, e al dolore dovettero aggiungere la miseria…”. (Da: “Del delitto Pascoli” di Luciano Gianfranceschi, a pagina 37)
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Il Giornale dei Misteri - Agosto-Settembre 2012 - N. 486
I Libri del Casato“Ogni anno ai primi giorni d’agosto, dal 1868 finché visse, il fattore romagnolo Pietro Cacciaguerra ricevette una macabra lettera. Conteneva soltanto una sigla, R. P. scritta a penna in inchiostro rosso sangue. Erano le iniziali di Ruggero Pascoli, il babbo del poeta Giovanni. Il mittente era proprio il futuro poeta che addossò la colpa dell’assassinio del genitore Ruggero – un delitto mai chiarito – a Cacciaguerra, che era poi riuscito a insediarsi fattore nella tenuta Torre di San Mauro al posto del defunto. A pensare male si fa peccato, ma s’indovina? Per Giovanni Pascoli fu l’ossessione della vita: anche perché i familiari – morto Ruggero – dovettero lasciare la tenuta la Torre, e al dolore dovettero aggiungere la miseria…”. (Da: “Del delitto Pa
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- I Libri del Casato
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- 20486