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La "Dolce Arte" del Samuray


Luni
€ 23,00
Quantità

premessa dell'editore, premessa di Bruna Bianchi.
pp. 352, nn. ill. b/n, Milano
data stampa: 2015
codice isbn: 978887984463

La figura del Maestro Gino Bianchi è leggendaria in Italia. Rientrato nella sua Genova alla fine della seconda Guerra Mondiale, ex militare senza occupazione e con una figlia piccola a carico, accettò un lavoro che gli potesse permettere da un lato di mantenere la famiglia, e dall’altro di avere il giusto tempo libero per poter insegnare quell’arte marziale che aveva imparato nei suoi viaggi e permanenza in estremo oriente: il Ju Jitsu.
All’insegnamento Bianchi si dedica anima e corpo, con uno spirito divulgativo e promozionale davvero unico per i tempi, a sentire le storie di chi l’aveva conosciuto: viveva la pratica totalmente, avendo intuito fin da subito che per poter costruire una “scuola” era necessario codificare le tecniche che lui stesso aveva appreso affinché gli allievi italiani in seguito potessero trasmetterle ad altri. Il successo fu travolgente, anche per le continue dimostrazioni che Bianchi faceva in giro per Genova e la riviera ligure.
Ed è proprio sull’onda di un crescente interesse ed entusiasmo per quanto egli faceva che decise di strutturare le tecniche in quelli che ancora oggi, a distanza di sessanta anni, sono conosciuti come “i settori”, pubblicando, a proprie spese, certo aiutato da qualche allievo e qualche amico fotografo, un grande volume fuori formato, con centinaia di fotografie e didascalie di spiegazione dettagliate delle tecniche. La Dolce Arte del Samuray nasce “stampato in proprio” nel 1956, mitico volume mai visto in pratica da nessuno (pare ce ne siano meno di cinque copie esistenti); in esso era contenuto tutto quello che un atleta o un insegnante doveva sapere: le tecniche, le nozioni di anatomia, i regolamenti di gare, le immagini promozionali, i trofei, i successi: una vera e propria miniera di informazioni.
Il volume, stampato su una carta patinata molto povera e leggera, aveva i fogli tenuti insieme da due punti metallici nascosti dalla copertina adeguatamente incollata al dorso del libro.
Il presente volume riprende fedelmente tutto il testo, le fotografie e quanto presente nell’edizione originale, compresa l’errata corrige, rendendo fruibile per il moderno lettore: da un libro di 92 pagine come era in origine si è passati, dando “aria” al testo e i giusti spazi alle singole tecniche dei “settori”, a questo grande volume di quasi 350 pagine.
Il testo è impreziosito da un ricordo, scritto dalla figlia del Maestro Bianchi, la signora Bruna, di suo padre (lei è stata tra le prime donne cintura nera d’Italia) e da un vivacissimo affresco del “suo” Maestro, scritto da uno dei suoi primi “mitici” allievi, Gianni Vedovello. Conclude il tutto una “visione” del passato e del futuro del Ju Jitsu in Italia e nel mondo, scritta dal Maestro Giancarlo Bagnulo, Presidente Commissione Nazionale Ju Jitsu FIJLKAM.
 
 Gino Bianchi (Genova 1914 – Genova 1964), è stato il padre fondatore del Ju Jitsu in Italia. Della sua vita si sa poco perché ancora giovanissimo partì militare come marinaio e fu di stanza in Oriente, dove rimase per un certo periodo nella colonia di Tien Tsin. Qui conobbe il Ju Jitsu. Di lui è importante sapere che da un ex teatro diventato palestra, situato in Salita Famagosta a Genova, si è diffusa la madre di tutte le discipline giapponesi, e anzi, il suo lavoro di divulgazione ha contribuito, cosa che nessuno gli ha mai riconosciuto fino a ora, alla apertura e diffusione anche del Judo, del Karate e poi di tutte le altre arti marziali in Italia. Bianchi aveva chiamato la sua scuola “Federazione Autonoma Jiu Jitsu O.L.D.J. (Organizzazione Ligure Divulgativa del Jiu Jitsu)”.

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