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Trattato de l'Acquavite

Anatomia Teorica e Pratica del Vino Diviso in Tre Libri

Mirdad
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pp. 80, ill. b/n, Torino
data stampa: 2002
codice isbn: 873676

Dell'Autore del testo, Jean (de) Brouaut, Medico, non sono state tramandate notizie biografiche, se non che è riconosciuto come autore anche di un altro libro, altrettanto poco conosciuto, dal titolo: "Trattato dell' Astronomia inferiore, che esplica il Sistema dei Pianeti, dei dodici Segni dello Zodiaco e delle altre Costellazioni del Cielo Ermetico. Con un saggio sull'Astronomia naturale, contro i Sistemi di Tolomeo, Copernico e Ticho Brahe, il quale mostra i loro errori sulle distanze, grandezze, situazioni e movimenti degli Astri e il rimedio sovrano per la Vertigine della Terra, dovuta alla situazione del Sole e delle Stelle al di sopra, tanto erranti che fisse. Dedicato al Signor Cancelliere. Di J. D. B. A Parigi ... 1644". Tale trattato descrive numerosi aspetti della Grande Opera attraverso metafore astronomiche e astrologiche, frammisti ad argute argomentazioni su problemi teorici e pratici dei principali sistemi astronomici noti all'epoca.
Il presente "Trattato dell'acquavite o anatomia teorica e pratica del vino" potrebbe sembrare a prima vista uno dei tanti testi spagirici del XVII secolo, ma il solo titolo del capitolo IX del Libro Secondo, "Perché i Filosofi chiamano la loro Acquavite Cielo", con i suoi diretti richiami alla Quintessenza o Spirito di vino di veri Adepti Alchimisti, come Lullo, Ulstad, Rupescissa (che peraltro cita direttamente) basterebbe a indirizzare più correttamente il giudizio. Allora, probabilmente, dietro il termine Acquavite si cela il segreto Spirito Universale: oleoso, estremamente volatile e volatilizzante, dalla sottile fragranza e dal comportamento chimico del tutto peculiare e assolutamente non sovrapponibile al semplice alcool etilico. Solo tale misteriosa sostanza potrebbe essere in grado infatti di estrarre le essenze dai vegetali e dai metalli e di renderle efficaci come medicamenti per l'uomo e come ingredienti della Grande Opera alchemica. Solo tale componente differenzia in modo radicale i procedimenti spagirici da quelli più propriamente alchemici, anche se spesso questi ultimi venivano camuffati in modo scientemente sviante dagli Adepti.
Se negli aspetti teorici di fondo Brouaut si rifà chiaramente alle dottrine di Paracelo, nella sua trattazione dell'acquavite e delle quintessenze, con tutti i loro aspetti teorici, nella descrizione delle componenti del vino e nello strumentario di laboratorio egli richiama invece direttamente il "Cielo dei Filosofi" di Ulstad. Da quest'ultimo l'Autore ha tratto anche la tripartizione generale del testo, con una prima parte in cui tratta degli aspetti teorici della sua acquavite o quintessenza, una seconda sullo strumentario di laboratorio e sulla tecnica per estrarre l'acquavite, e infine una terza parte in cui affronta più direttamente la maniera per estrarre le essenze e le tinture e il loro uso medico. Analoga risulta anche l'iconografia che accompagna le descrizioni tecniche.

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