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I Veda alle Origini dell'Astronomia Indiana


€ 15,00
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introduzione dell'autore.
pp. 594, nn. ill. b/n, Ivrea (TO)
data stampa: 2014
codice isbn: 978889841120

L'India possiede una lunga tradizione di ricerca spirituale, e dai tempi più remoti ha suscitato l'ammirazione di altri popoli dell'antichità, come i greci. Molti sono stati coloro che sono giunti in India in vesti di invasori o commercianti e che hanno finito per abbracciare la filosofia indiana. Oltre ai greci (yavana), accadde nel caso di molti persiani (para-shaka), unni (huna), mongoli (kushana). Parecchi imperatori considerati indiani in realtà provenivano da altrove (come il sovrano Milinda o Menandro che era un greco, il re Kanishka che era un mongolo, il re Rudradaman che era uno scita, così come la famiglia di Gautama Siddharta, il cui ben noto attributo era Shakyamuni, ovvero "Saggio della stirpe Shaka" o, ulteriormente tradotto, "Saggio della stirpe scita"). L'India ha contribuito notevolmente nell'arricchire la cultura mondiale, in molte sue branche, e non soltanto nella disciplina spirituale: l'algebra, gli algoritmi, il concetto dello zero matematico, la chirurgia, il magnetismo terrestre, la fitoterapia, l'alchimia, la fusione dei metalli, la distillazione dei profumi, l'estrazione dello zucchero, la tessitura del cotone, erano praticate in India fin dall'antichità e vi sono prove che in molti casi l'India sia stata proprio il paese in cui vennero effettuate queste scoperte. Oggi è ormai provato fuori da ogni dubbio che all'epoca delle antiche civiltà egiziana e mesopotamica, l'India possedeva un livello culturale per nulla inferiore. Ma l'intenzione che guida questo scritto non è certo quella di cercare di stabilire un qualche primato, bensì di fare giustizia nei confronti di un popolo ingiustamente e troppo a lungo considerato barbaro e incivile, o magari fatalista e sognatore, concentrato in una trascendenza esclusivista. Molti viaggiatori, avventurieri e storici antichi, come Megastene, Tolomeo, Plinio, Marco Polo, Fa Hien, Hueng Tsang, Al Biruni, Ibn Batuta, ci hanno lasciato la loro testimonianza di quanto veniva concepito, realizzato, prodotto e esportato dall'India.

Le più antiche tracce della civiltà:
Alla fine dell'ultima era glaciale, circa 2000 anni fa, tra le pianure e le colline circostanti il bacino del Mediterraneo, si instaurò un ambiente temperato e umido, estremamente favorevole all'insediamento umano, con una abbondanza di risorse naturali (cereali selvatici, alberi da frutta e altre piante spontanee) tale da permettere per  millenni ai nostri antenati di prosperare e alimentarsi senza le fatiche richieste dai lavori agricoli. A un certo punto, però, questa sorta di paradiso terrestre finì e iniziò la faticosa era agricola. Gli studiosi stanno ancora cercando di individuarne le cause; come che sia, si è trattato di una brusca svolta. Negli ultimi due secoli, una serie di scoperte archeologiche ha messo in evidenza un ingente patrimonio di siti risalenti alla prato storia, rintracciati in tutta l'area euroasiatica e ben oltre, nelle più disparate aree del globo, gettando luci suggestive sull'uomo preistorico e sulle origini della civiltà e mostrando complessi scultorei e/o architettonici che continuano a sfidare la nostra capacità di comprensione... Al di là di tutte le possibili congetture, sarebbe interessante sapere che cosa avvenne veramente all'ombra di quelle strutture. portentose. Prendiamo in esame ora alcune tra le più antiche civiltà di cui esistono reperti archeologici oggettivi, ordinate cronologicamente a partire dalle più antiche.

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