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Il Dio Incatenato

Storie di Santi e Immortali Taoisti nel Giappone dell'epoca Heian

Luni
€ 24,00
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prefazione di Franco Cardini, introduzione di Fosco Maraini.
pp. 256, XXIV tavv. b/n f.t., nn. ill. b/n, Milano
data stampa: 2015
codice isbn: 978887984414

Lo Honcho Shinsen Den è una raccolta di agiografie legate al soprannaturale e al magico mondo degli eremiti taoisti giapponesi, scritta, secondo la tradizione, nel corso del XII secolo da Ōe no Masafusa (1041-1111). “Honchō” è sinonimo di Giappone; con i termini di “Shinsen” e quello più comune di “Sennin” si designavano, nel linguaggio della religiosità popolare sino-giapponese, quegli uomini che, grazie a una ascesi particolare, a tecniche dietologiche taoiste, a speciali esercizi respiratori e a pratiche simili a quelle dello yoga indiano, riuscivano a conseguire facoltà ritenute soprannaturali, e addirittura, si favoleggiava, l’immortalità.
Le agiografie di questi asceti ci offrono un quadro tra i più interessanti della vita interiore di coloro che perseguivano la via del perfezionamento spirituale, e ci permettono di penetrare in un mondo intellettuale lontanissimo da quello di un lettore occidentale di oggi. È il mondo del Giappone dell’epoca di Heian (794-1185), che colpisce, affascina e talvolta disorienta: un mondo di estrema raffinatezza ed eleganza, ma anche di miracoli, di medicine fondate sulla fede, di magiche pozioni; un mondo di liturgie che inebriano con le loro musiche, i loro canti salmodiati, i loro profumi; infine un mondo di asceti, mistici solitari ai margini di ogni vita sociale, che trascorrevano buona parte della loro esistenza tra i monti, nelle caverne più inaccessibili, in lontani romitori, nel folto delle foreste, sottoponendosi a macerazioni fisiche ardite e spesso dolorose, per temprare il corpo e lo spirito. Leggendo queste antiche biografie, tradotte direttamente dal giapponese classico dal prof. Silvio Calzolari, sorgono figure di monaci virtuosi, di negromanti, di maghi, di nobili stanchi dei soprusi e delle umiliazioni della Corte imperiale, desiderosi di ritirarsi dai fastidi del mondo. Appaiono figure di bonzi famosi, come Kōbō Daishi (774-835) e Jikaku Daishi (794-864) ma anche di sconosciuti anacoreti straniti dalle sofferenze e dalle privazioni, paradossali personaggi di una agiografia surreale.

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