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L'Età di Costantino il Grande

L'Età di Costantino il Grande

Biblioteca di Storia Patria
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Jacob Burckhardt, il grande storico tedesco nato nel 1818 a Basilea dove morì nel 1897, appartiene alla schiera degli studiosi germanici del secolo scorso, che dedicarono anni di studi alla nostra storia antica, con lunghi e ripetuti cicli di soggiorno in Italia. Il nome di Burckhardt è nella cerchia ristretta dei più celebrati di essi, con quelli di Mommsen, Gregorovius, Niebur, Beloch, nomi tutti che costituiscono i classici intramontabili della nostra storiografia.
Questa sua opera su «L'età di Costantino», poco nota in Italia, che ora la «Biblioteca di Storia Patria" presenta ai suoi lettori, è un vasto e movimentato quadro della decadenza del mondo pagano sulle cui rovine si va edificando la nuova società cr

Descrizione

Jacob Burckhardt, il grande storico tedesco nato nel 1818 a Basilea dove morì nel 1897, appartiene alla schiera degli studiosi germanici del secolo scorso, che dedicarono anni di studi alla nostra storia antica, con lunghi e ripetuti cicli di soggiorno in Italia. Il nome di Burckhardt è nella cerchia ristretta dei più celebrati di essi, con quelli di Mommsen, Gregorovius, Niebur, Beloch, nomi tutti che costituiscono i classici intramontabili della nostra storiografia.
Questa sua opera su «L'età di Costantino», poco nota in Italia, che ora la «Biblioteca di Storia Patria" presenta ai suoi lettori, è un vasto e movimentato quadro della decadenza del mondo pagano sulle cui rovine si va edificando la nuova società cristiana, quasi come una ineluttabile "apertura" che il genio di Costantino ebbe l'intuito di favorire per primo. Ma è all'opera riformatrice di Diocleziano, la cui figura lo storico tedesco fa brillare di prima grandezza nel grigiore dell'universale sfacelo, che viene dedicata gran parte del volume il quale distrugge l'aureola tradizionale che il Cristianesimo doveva poi mettere sul capo del primo imperatore cristiano che il Burckhardt ci mostra invece come un geniale ma spregiudicato uomo politico, un «egoista - egli lo definisce nelle ultime pagine - in ammanto di porpora».
Ciò che interessa il Burckhardt è piuttosto il Cristianesimo delle origini così come fu inteso e, vissuto dagli anacoreti del deserto, ai quali egli dedica pagine bellissime, quasi a contrapporre la loro totale" selvaggia rinuncia per amore del Cristo, al freddo calcolo dell'imperatore.
Ma sul corpo della società pagana in decomposizione il trionfo del Cristianesimo viene giustificato soprattutto per il suo ruolo storico di difesa, contro la dilagante barbarie, di quanto rimaneva dell'eredità classica che da quella barbarie sarebbe stata sommersa senza il soffio vivificatore di una nuova società, artefice della distruzione della prima che fino a Diocleziano l'aveva sanguinosamente repressa.
La novità e l'importanza dell'edizione italiana di questa opera classica, di così profonda attualità e interesse nell'epoca di profonde trasformazioni economico·sociali in cui viviamo, sta nella verifica e nella illustrazione acuta e brillante che di essa offre Santo Mazzarino, lo storico italiano di fama europea, docente di Storia Romana all'Università di Roma, vincitore per la Saggistica del «Viareggio» 1968, i cui lavori sul mondo greco-romano vengono tradotti nelle principali lingue europee a ritmo crescente.
Santo Mazzarino, che per questa Introduzione al Costantino ha voluto approfondire a Basilea, nell'archivio storico burckhardtiano, alcuni elementi dell'opera storico-letteraria dello studioso germanico, pone il lettore nella condizione ideale per addentrarsi nella piacevole lettura di questo Burckhardt giovanile la cui opera egli inquadra nella sua più vasta produzione di critica storica, cogliendone gli aspetti contrastanti e spesso intemperanti. Santo Mazzarino ci dimostra che questa opera, dopo oltre cento anni di studi e di ricerche sul mondo romano del tardo impero e sulle origini storiche del Cristianesimo, ha un intramontabile valore retrospettivo che vivifica le sue pagine di una rievocazione agile e dilettevole.
Il ricco corredo illustrativo non è stato limitato al mondo costantiniano del IV sec.; esso comprende testimonianze del secolo precedente e in particolare del periodo di Diocleziano al quale il Burckhardt dedica pagine d'intensa rievocazione.

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