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Atlantide in Italia

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Il regno dei Feaci nell'Agro Reggino - L'origine reggina dell'Odissea - Studi sull'Italia esoterica - Individuato in Aspromonte il luogo del Graal

Ursini Edizioni
€ 35,00
Quantità

pp. 416, nn. ill. b/n, Santa Maria di Catanzaro (CZ)
data stampa: 2008
codice isbn: 978887486054

Dopo San Tommaso D’Aquino e la Calabria, Calabria esoterica, Pelasgi calabri e Pelasgi dalmati, solo per citare alcuni dei suoi numerosi volumi, Domenico Rotundo, calabrese di nascita e romano di adozione, pubblica in questi giorni, sempre per i tipi delle Edizioni Ursini di Catanzaro, una nuova corposa opera dal titolo Atlantide in Italia: il Regno dei Feaci nell’Agro Reggino e l’origine reggina dell’Odissea.
“Stupisce - afferma Rotundo - che l’Agro Reggino, la terra più mitica d’Italia e d’Europa non sia stata oggetto di studio da chi, anche attraverso il mito, cerca di riconoscerne le verità contenute nei simboli, di ricostruire la storia dell’uomo, in particolare la storia delle origini postdiluviane, nella sua dimensione nascosta, quella che gli Antichi, gli Iniziati, hanno voluto occultare con le favole per meglio confondere i profani.
Noi abbiamo tentato di farlo, ci sembra con risultati apprezzabili. Siamo così pervenuti alla conclusione che l’élite sopravvissuta allo sprofondamento dell’Atlantide, dopo il Diluvio, si stabilì in Italia (già colonia del continente scomparso, come ha tramandato Platone) portando in salvo la Tradizione sapienziale, restaurando l’Età dell’Oro (Saturno e Giano-Enotrio) e la Regalità iniziatica. Da qui la localizzazione, nell’Agro Reggino e dintorni (che non a caso si trova al centro esatto del Mediterraneo e dove si verificano fenomeni naturali unici), del Regno di Italo (Giano-Noè), dei “Regni della Vita” (da cui Vitalia, Italia), del Giardino delle Esperidi, dell’“Origine degli Dei”, della Stanza delle Sirene e delle Nereidi, dei Campi del Sole dove pascolavano i “buoi” (nell’arcaica lingua greca=uomini e dunque uomini iniziati destinati a ripopolare e ricivilizzare il mondo, come scrive Catone nelle “Origini”) sacri ad Apollo, della dimora di Re Artù e della Fata Morgana (come non senza ragione ritenevano i Normanni), dell’incantato Castello di Klingsor…
Ce lo conferma non solo la tradizione classica, ma anche la tradizione nordica e celtica, quella mesopotamica, fenicia, ebraica, persiana, egizia, quella indoaria e persino, indirettamente, quella americana precolombiana. Fu, dunque, l’Agro Reggino il luogo di nascita del Giove storico (da cui anche Ovitalia, “Terra di Giove”) e del suo divin Figlio, Dioniso-Osiride. Non a caso, secondo i Pitagorici, il “Phallus” apportatore di Vita di Dioniso smembrato dai Titani, sarebbe approdato in Italia (Dioniso era detto «regnante in Italia» da Sofocle, era appellato «Reggino» da Orfeo di Crotone e dal neopitagorico Proclo, e dai Greci era ritenuto «il protettore della Grande Italia»).
E fu in Italia (nell’arcipelago delle Pelagie e di Malta allora unite) che Osiride-Dioniso fu crocefisso, esattamente come Gesù, il nordico Wotan-Odino e l’equivalente americano - persino nel nome - Wotan Odon. Tutto ciò, oltre a confermare quanto tramandato da Catone e cioè che l’Impero italico (di cui fu erede l’Impero Romano) al tempo dell’Età dell’Oro postdiluviana si estese in ogni angolo della Terra, si accorda con le antiche iscrizioni accadiche e sumere secondo le quali «all’epoca del Diluvio la Sovranità Celeste scese sulla Terra» e si sacrificò per la salvezza degli uomini. Non senza ragione Roma (i cui sommi sacerdoti o Cureti, residenti nella “Curia Calabra” presso la Reggia di Romolo, come tramandano Proclo e Callimaco, venivano scelti esclusivamente fra i Reggini, famosi per la pietà verso gli Dei, i quali si erano presi cura di Giove Fanciullo) divenne la sede per eccellenza del Rappresentante sulla Terra di Gesù Cristo, discendente diretto di Saturno Sabazio o Dioniso, equivalente a Sem, capostipite degli Arabi e degli Ebrei, i quali chiamavano l’Italia «l’Isola della rugiada divina» e la «Grande Terra».
Non senza ragione Omero localizzò nell’area dello Stretto di Messina il favoloso Regno dei Feaci la cui capitale Skeria (Reggio) fu anche la patria dimenticata di Ulisse (nipote del reggino Eolo, Re dei Venti) che vi ritornò a morire; quegli stessi Feaci che nell’Agro Reggino custodivano gelosamente il Corno di Amaltea nutrice di Giove, il Vello d’Oro conquistato dall’eolide Giasone (Diomede) nel Giardino delle Esperidi, la Coppa del Graal… Ed è da quei Feaci o Sicani o Ausoni eredi di Atlantide (il cui nome risuona in quello di Italia: lo stesso Italo primordiale fu detto pure Saturno-Atlante) che discendevano i Troiani, i Galli-Celti, i Dalmati, gli ultimi Grecanici di Gallicianò in Aspromonte…

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