Ricerca avanzata

Argomenti (categorie) ai quali appartiene questo titolo


L'Aquila

Le città nella storia d'Italia

Laterza
€ 29,00
Quantità

introduzione degli autori.
pp. 208, nn. ill. b/n, Bari
data stampa: 2009
codice isbn: 978884202799

Dall'introduzione:
"L'Aquila è una «civitas nova ». A metà del secolo XIII, in una valle ai piedi del massiccio del Gran Sasso, dove nell'età antica e classica erano vissuti Sabini e Vestini e dove erano fiorite Amiterno, Forcona, Aveia e Foruli, tutte scomparse nel corso dell'alto medioevo, sorge in un luogo nuovo ed equidistante dagli insediamenti romani un'altra città che nel breve volgere di pochi anni, meno di cinquanta, porterà a termine il suo impianto urbano definitivo, quello che durerà fino ai nostri giorni. Uno sviluppo rapidissimo, un avvenimento emergente non solo nell'ambito del nostro paese, dove la stragrande maggioranza delle città aveva radici più antiche, ma anche in quello europeo. Secondo Lavedan l'Europa della grande fioritura urbana annovera la fondazione dell'Aquila come « una delle più grandi imprese urbanistiche» del medioevo. Nasce infatti negli Abruzzi, in una ubicazione da manuale rispetto a tutti i fattori localizzativi, il futuro capoluogo di una regione estesissima, una città destinata ad un ruolo di primo piano nei regni angioino e aragonese, non di rado interlocutrice scomoda anche per Napoli, la grande capitale, e per il potere politico ivi insediato.
Civitas nova, dunque, e non solo, ma anche di singolare natura. Un sistema urbano che oggi sarebbe definito città-territorio e che allora lo fu nel più pieno significato del termine, poiché le diverse comunità fondatrici istituirono e mantennero a lungo una corrispondenza biunivoca inscindibile tra la propria parte di città - il locale e il castello o villaggio di origine. Tanti castelli altrettanti locali, ciascuno con la propria chiesa, con la propria piazza con la propria fontana. Ecco perché L'Aquila ha avuto un numero esorbitante di chiese, anche a pochi passi l'una dall'altra. Esse rappresentavano il punto di raccordo economico, giuridico, amministrativo per le rispettive comunità. L'appartenere ad esse comportava la possibilità di mantenere nel tempo il diritto di uso civico su pascoli e boschi dei castelli di provenienza, unico elemento capace di legare concretamente gli abitanti della città e quelli del contado in virtù di quel particolarissimo regime di promiscuità che costituisce lo specifico della vita amministrativa cittadina.
Civitas nova, città-territorio e, infine, quasi città-stato.
Sebbene incorporata nel regno meridionale, L'Aquila, assurta con l'impetuosa crescita delle sue produzioni di base (lana, zafferano) ad un rango primario nell'economia peninsulare e negli interscambi terrestri con il resto d'Italia e con l'Europa, guadagna nei confronti del potere centrale una indipendenza che durerà oltre due secoli, giocata sulla sua posizione rischiosa ma sempre redditizia di città di confine, cerniera strategica e commerciale tra il Sud e il Nord: una indipendenza che il regime spagnolo si preoccuperà di soffocare ma di cui si conserveranno tracce orgogliose fino alla definitiva assimilazione nell'Italia unita.
Ve n'è abbastanza per dare un senso e una dignità particolari all'ingresso dell'Aquila nella collana delle Città nella storia d'Italia senza peccare di campanilismo né geografico né scientifico.
L'articolazione del libro consegue al sodalizio stabilitosi tra lo storico e l'urbanista sull'assetto generale dell'opera e sui rapporti tra storia economico-politica e storia urbana. Le pietre e le strutture materiali non si spiegano da sole, benché generate da un linguaggio che gode di ampia autonomia. Per quanto si sia convinti, come noi lo siamo, che la storia della città come manufatto e quella della comunità civica seguano un processo carico di retroazioni e che la struttura del manufatto non sia univocamente determinata dall'assetto socio-politico, è vero nondimeno che nessuna lettura urbanistica darebbe una spiegazione, ad esempio, alla rinascita dell'Aquila dopo il terremoto del 1703 senza che lo storico ne illuminasse la genesi nel grande trasferimento di capitali dalla campagna alla città conseguente alla formazione di ricchezze prive di sbocchi produttivi. Così come la questione della fondazione non è leggibile dalla sola angolazione urbanistica sia pure corroborata dai documenti ufficiali già noti (Diplomi, Bolle, ecc.): solo un'ipotesi strictu sensu storica può dar conto di un problema che non si pone per la maggior parte delle città italiane, e precisamente del perché L'Aquila nasca in assoluto e perché in quel periodo.
Da queste riflessioni che hanno preceduto la stesura sono derivate anche le scelte sul taglio del lavoro. Più che ad una vera e propria narrazione abbiamo puntato alla composizione di alcuni pannelli dedicati ai momenti più significativi della storia urbana, consci delle omissioni che questo comportava ma altrettanto consapevoli che, dato lo spazio a disposizione, non vi erano alternative se volevamo privilegiare e mettere a fuoco quelle peculiarità che legittimano a pieno titolo la presenza dell'Aquila nella storia delle città italiane. Il percorso non si presenta perciò lineare ma procede attraverso scenari successivi che illustrano, ora dal punto di vista socio-economico ora da quello architettonico-urbanistico, quel modo tutto particolare e tipico di stare alla ribalta della storia che L'Aquila eredita dalla sua atipica fondazione e consolida attraverso il periodico e duro impatto con le forze della natura. Ed ecco lo scenario dei pochi decenni nei quali si succedono con ritmo incalzante fondazione, distruzione, rifondazione e consolidamento; quello della grande fioritura mercantile e poi della decadenza; quello dei terremoti, la sinistra percussione che riaffiora continuamente come un leit motiv nella vita della città, e quello delle ricostruzioni, fino alla più spettacolare, che segue il terremoto del 1703 e genera la città barocca; infine, quello della città moderna che riassorbe L'Aquila nelle pieghe delle sue montagne all'interno della provincia italiana, nel quale le peculiarità storiche sono scomparse mentre sopravvivono quelle urbanistiche.
Chiunque faccia un lavoro di questo genere si compiace ad immaginarne qualche conseguenza sulla vita della città. Da parte nostra non intendiamo alimentare l'enfasi storicistica oggi in gran voga, ma ci auguriamo semplicemente che la riflessione storica e soprattutto la saldatura tra studi storici e prassi urbanistica possa offrire l'occasione e il punto di appoggio per una strategia di recupero della città contemporanea nella quale quelle peculiarità rischiano di eclissarsi."

Indice:
Introduzione

I. Fondazione e rifondazione

  • Accettiamo i seguenti pagamenti:
- Carta di credito
- Paypal
- Bonifico bancario
- Conto corrente postale
- Contrassegno Accettiamo i seguenti pagamenti: - Carta di credito - Paypal - Bonifico bancario - Conto corrente postale - Contrassegno
  • Spedizione tramite Poste Italiane s.p.a. Spedizione tramite Poste Italiane s.p.a.