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Lessico di Giordano Bruno

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2 tomi, introduzione dell'autore.
tomo 1, pp. LIII-648, tomo 2, pp. 649-1326, Roma
data stampa: 1979
codice isbn: 1252

Dall'introduzione:
"È stato detto che il discorso «linguistico» di Bruno si saldi a quello sulla religione e l'etica, dopo essersi connesso a quello sull'astronomia e la nuova filosofia, e all'analisi della tradizione filosofica antica e moderna, attraversando così momenti e livelli principali della riflessione del Nolano.

È un percorso complesso, svolto concettualmente su vari piani; ma un elemento generale emerge con chiarezza. La «riforma» della lingua è coessenziale al nuovo pensiero: riguarda la possibilità di costituire un rapporto positivo, «naturale », con la realtà. Ma perché ciò accada, e questo rapporto venga stabilito, è necessario combattere, per la loro incidenza pratica e teorica, ogni specie di grammatici, e rifiutare qualsiasi concezione simile a quelle da essi sostenute. E questo perché quelle concezioni sono, in tutti i sensi, un rovesciamento; un dissolvimento della « natura» nella «lingua », della «lingua» nella «grammatica », della « grammatica» nella « pedanteria », che diventa principio di una concezione viziosa della realtà. La critica della visione grammaticale e pedantesca della realtà, è la base di una costituzione effettiva del nesso fra «nomi» ed «essere», fra «titoli» ed «atti naturali». Il fondamento ideale di questo rapporto, e delle « riforme» ad esso intrecciate, è la natura infinita - non la « tradizione ». Fra universo linguistico e mondo della « tradizione» non c'è corrispondenza, o reciproco riassorbimento. La filosofia bruniana esclude in linea di principio una concezione chiusa, grammaticale e pedantesca. La « tradizione» non rappresenta il punto alto, conclusivo, dello sviluppo della civiltà; è un momento particolare della realtà; e, in forma pedantesca e grammaticale, costituisce sul piano linguistico, etico e religioso, un momento definito e generale di decadenza e corruzione. La validità e la legittimità d'una lingua è costituita dalla capacità di rappresentare ed esprimere gl'infiniti linguaggi naturali - quelli teorici e quelli operativi; e perciò Giordano «parla per volgare, nomina liberamente, dona il proprio nome a chi la natura dona il proprio essere; non dice vergognoso quel che fa degno la natura; non cuopre quel ch'ella mostra aperto; chiama il pane, pane; il vino, vino; il capo, capo; il piede, piede; ed altre parti, di proprio nome; dice il mangiare, mangiare; il dormire, dormire; il bere, il bere; e cossì gli altri atti naturali significa con proprio titolo ».

Una lingua per essere vera, positiva, deve esprimere la molteplicità dei «sentimenti» e delle «invenzioni» dell'uomo e della civiltà. Più una lingua aderisce alla varietà infinita della natura, più è vera, sul piano conoscitivo; più è giusta, sul piano etico-politico. Perciò l'orizzonte linguistico definito nello Spaccio e mantenuto in tutte le opere volgari, dal Candelaio agli Eroici furori è quello di una « concezione della lingua come materiale eminentemente plastico, non definito e chiuso quanto piuttosto capace di assumere, sotto l'urgere delle diverse esigenze espressive, qualunque forma lo scrittore voglia dargli»."

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