Argomenti (categorie) ai quali appartiene questo titolo


Tags ai quali appartiene questo titolo

Considerazioni Sull'Assoluto

Commento breve alla Trentina della Dea Suprema - Parātriṃśikālaghuvṛtti (Anuttaratattvavimarśinī)

Luni
Disponibile in copia unica
€ 19,00
Quantità

introduzione, traduzione e note di Raniero Gnoli.
pp. 100, Milano
data stampa: 1998
codice isbn: 978887984349

La Parātriṃśikā (Trentina della Suprema) o Parātrīśikā (Suprema Signora delle tre, o dei tre), come vuole il grande Abhinavagupta, è il testo più autorevole della scuola śivaita del Trika o della Triade, che venerava una suprema divinità (Śiva) allo stesso tempo trascendente e immanente in tutte le cose, chiamata «Senza superiore».
L'opera, che già nel IX-X secolo era uno dei testi śivaiti più venerati e studiati, si presenta come un dialogo fra la Dea, Śakti, o Potenza di Śiva, che interroga, e Bhairava - Śiva nella sua forma tremenda - che risponde. Il Signore e la sua Potenza, tuttavia, non sono due realtà distinte e a sé stanti, ma due dimensioni complementari e indissolubili di una medesima realtà. Essi rappresentano rispettivamente la stasi e il movimento, l'immobilità e il dinamismo, che nella dottrina śivaita costituiscono l'essenza della Coscienza e, dunque, la natura di tutte le cose, che si esprime nel vario gioco delle infinite creazioni e dissoluzioni.
Il lettore occidentale sarà forse colpito dalla particolare cosmogonia rappresentata nella Parātriṃśikā, dove ogni principio della realtà è ricondotto a uno dei fenomeni che compongono l'alfabeto sanscrito. Inoltre, e il commento breve di Abhinavagupta lo mette chiaramente in luce, un altro aspetto interessante di quest'opera è l'importanza attribuita all'interiorizzazione del rito. Nella Triade, infatti, esso ha una sussistenza soprattutto interiore: la vera iniziazione, la vera offerta al fuoco, il vero yoga, la vera meditazione, sono fatti interiori, che il discepolo deve nel corso della sua vita incessantemente ricreare dentro di sé.
Vissuto in Kashmir tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo d.C., Abhinavagupta divenne uno dei rappresentanti più insigni del tantrismo śivaita. Uomo di vastissima cultura, fu mistico, filosofo, rétore e grammatico, come dimostra la sua ampia produzione letteraria.

Abhinavagupta fu certamente uno dei più brillanti pensatori dell'India e tra le sue opere, di cui alcune perdute, possiamo ricordare i commenti alle Stanze del riconoscimento, alla Parātriṃśikā, al Mālinījaya e Tantrāloka, allo Dhvanyāloka e al Nāṭvaśāstra.

Raniero Gnoli, allievo di Giuseppe Tucci, è dal 1964 professore ordinario di indologia all'Università degli Studi di Roma «La Sapienza». La sua attività di studioso si è svolta principalmente in quattro campi, la critica teatrale e il pensiero estetico dell'India, le scuole gnostiche (tantriche) indiane, con particolare riguardo allo Śivaismo kashmiro, il Buddhismo, l'epigrafia, l'archeologia e la storia dell'arte. Ha tradotto e commentato diverse opere di Abhinavagupta tra cui ricordiamo Essenza dei Tantra, Luce delle sacre scritture, Commento alla Bhagavad Gītā e inoltre alcuni testi sul Buddhismo: Testi buddhisti in sanscrito, e in collaborazione con G. Orofino, Nāropā, Iniziazione: Kālacakra.

  • Accettiamo i seguenti pagamenti:
- Carta di credito
- Paypal
- Bonifico bancario
- Conto corrente postale
- Contrassegno Accettiamo i seguenti pagamenti: - Carta di credito - Paypal - Bonifico bancario - Conto corrente postale - Contrassegno
  • Spedizione tramite Poste Italiane s.p.a. Spedizione tramite Poste Italiane s.p.a.