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La Conquista di Costantinopoli

La Conquista di Costantinopoli

Boringhieri
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Villehardouin è libero di raccontare e di spiegare ai nostri occhi la sua visione dell'esercito crociato, nettamente diviso in due fazioni: quelli che vogliono tener fede all'impegno preso con i Veneziani - e dopo, consentendo a soccorrere Alessio, ristabilire l'unità cristiana e porsi nelle condizioni migliori per un attacco agli infedeli - e quelli che, non accettando le diversioni, vogliono "depecier l'ost", disgregare l'esercito, mandare in rovina la spedizione. È dunque il sentimento religioso, unica giustificazione possibile, che governa - e legittima - il comportamento dei crociati; e nel presentarceli, pur attraverso le varie vicende, mai dimentichi che hanno preso il segno della croce "por la honte Jesu Crist vengier et por Jerusalem conquerre" sta la forza della t

Descrizione

Villehardouin è libero di raccontare e di spiegare ai nostri occhi la sua visione dell'esercito crociato, nettamente diviso in due fazioni: quelli che vogliono tener fede all'impegno preso con i Veneziani - e dopo, consentendo a soccorrere Alessio, ristabilire l'unità cristiana e porsi nelle condizioni migliori per un attacco agli infedeli - e quelli che, non accettando le diversioni, vogliono "depecier l'ost", disgregare l'esercito, mandare in rovina la spedizione. È dunque il sentimento religioso, unica giustificazione possibile, che governa - e legittima - il comportamento dei crociati; e nel presentarceli, pur attraverso le varie vicende, mai dimentichi che hanno preso il segno della croce "por la honte Jesu Crist vengier et por Jerusalem conquerre" sta la forza della tesi di Villehardouin: la costante coincidenza della "militia saecularis" (che si abbandona al saccheggio) con la "militia Dei" (che persegue il riscatto della terra d'oltremare) gli fornisce il piedistallo su cui erigersi a marcare gli avversari del sigillo della condanna.

Concetto d'onore, reciproca fedeltà d'armi e sentimento cristiano sono i principi che governano la sua narrazione e sorreggono il suo giudizio: in base ad essi, ci dice Villehardouin, lo svolgimento della crociata non poteva essere che quello che fu. Il racconto che ne esce è teso, essenziale: da questo suo angolo visuale di avvocato difensore, Villehardouin ha una visione prospettica degli avvenimenti di cui, tralasciando l'occasionale, coglie le coordinate lineari: il suo assunto costituisce il punto di fuga unico in fondo al suo quadro. È cosi che di fronte a cronisti che scrivono semplicemente "ad narrandum'" (tanto per prendere un esempio vicino al nostro, il suo contemporaneo Robert de Clari, che ci ha lasciato anch'egli una "Conquete de Costantinople", ma vista con gli occhi di un oscuro combattente, estraneo agli intrighi della politica) indulgendo al pittoresco e al descrittivo, e la cui visione del mondo è colorata quanto priva di misura - poiché priva di prospettiva e fondata quindi su nozioni di vicino e lontano, di successione e continuità - Villehardouin trova nella sua visione monoculare una scala metrica fissa per la sua rappresentazione, il diaframma che scevere l'importante dall'insignificante.

Dettagli del prodotto

Editore
Boringhieri
Autore
Geoffroy De Villehardouin
ISBN
8527

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