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E' noto che nel Cinquecento si ebbe una straordinaria produzione di imprese, emblemi, motti, alla quale contribuirono spesso letterati di prima grandezza, e che in parallelo alle teorie sulle arti figurative si sviluppò tutto un filone di repertori per soggetti di pitture e sculture. Questo fenomeno, però, risulterebbe superficiale e senza radici, come è spesso accaduto in passato anche a grossi nomi della critica letteraria, se non si tenesse conto delle condizioni culturali, religiose, sociali che determinavano quegli esiti più facilmente percepibili, e che concorrevano al costituirsi di una cultura delle immagini comune a filosofi e letterati, artisti e politici. La filosofia, soprattutto quella di stampo neoplatonico, esoterico, simbolico, lo studio sulla mitologia antica, che rinnovava miti arcaici con istanze culturali nuove e i fermenti religiosi, spesso eterodossi, presenti nella vita del Cinquecento, ebbero una parte assai più notevole di quanto a prima vista possa apparire nel condizionare la comune imagerie relativa al simbolismo di affetti e passioni, virtù e vizi, credenze religiose e ordini sociali.