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È di gran moda oggi strappare l'aureola alla poesia, questa presenza anomala che aspira ancora e sempre all'eternità, in un mondo votato all'effimero. Per avvalorare la propria tesi distruttiva si cita, travisandolo, Baudelaire, che denunciava schiettamente la mercificazione dell'arte, paragonando l'artista e il poeta che deve vendere il frutto del suo ingegno a una prostituta costretta a vendere il suo corpo. Tale è, purtroppo, la condizione di chi sceglie di trasformare un dono spirituale in un commercio, senza patemi coscienziali di sorta. Anzi avallando la concezione della poesia come lavoro. Si levano cori multipli contro una visione purista della creatività, togliendole la caratteristica peculiare, della quale l'artista e il poeta non possono fare a meno, pena la scomparsa dell'ispirazione: la libertà di creare senza costrizioni di sorta, siano queste di tipo ideologico o sociale o economico.