Nell'anno in cui Ambrogio di Milano passava di vita, Agostino ad Ippona, la moderna Bona in Algeria, terminava le sue Confessioni (397).
Il libro andava a ruba e piaceva. Agostino l'aveva scritto con tutto lo slancio dell'animo fervido e devoto come un grande atto di riconoscenza a Dio per averlo tratto dall'errore alla verità, dal peccato alla grazia: verità e grazia ch'egli aveva trovate solo nel Cristianesimo.
La sua vita nei momenti più salienti era lì sotto gli occhi di tutti: la fanciullezza capricciosa con le sue monellerie; la giovinezza spensierata con i suoi traviamenti morali e gli smarrimenti intellettuali; la maturità con le sue riconquistate certezze, con la conversione e l'ascesa morale: tutto avvolto come in un leggero velo di lacrime interiori, guardato nella serenità pensosa del ricordo, contemplato nella gioiosa rassegnazione del ringraziamento a Dio.
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Nell'anno in cui Ambrogio di Milano passava di vita, Agostino ad Ippona, la moderna Bona in Algeria, terminava le sue Confessioni (397).
Il libro andava a ruba e piaceva. Agostino l'aveva scritto con tutto lo slancio dell'animo fervido e devoto come un grande atto di riconoscenza a Dio per averlo tratto dall'errore alla verità, dal peccato alla grazia: verità e grazia ch'egli aveva trovate solo nel Cristianesimo.