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In tempi in cui l'islam è spesso appiattito dai media sul verbo dell'estremismo fondamentalista, la lettura di queste pagine potrà riservare non poche sorprese. Presentato dal grande iranista e islamologo Johann Christoph Bϋrgel, il volume di Carlo Saccone analizza attraverso una ricchissima esemplificazione (Hâfez, Omar Khayyâm, Rumi, 'Attâr) il tema della anomia o sregolatezza, che è un po' al centro della poetica persiana medievale. Ignorando l'anatema coranico («Quanto ai poeti, sono i traviati che li seguono.. .», sura 26, 224-26), il poeta persiano tipicamente canta, e si vanta di cantare, motivi malfamati come il vino o gli amori illeciti (omoerotici), si entusiasma per fedi diverse dall'islam vagheggiando riti ed emblemi cristiani, zoroastriani ecc. Ma egli stesso è malfamato, o ama farsi passare per tale, ostentando una certa noncuranza rispetto ai precetti islamici e, talora, mostrando disprezzo per i religiosi ortodossi. Un ulteriore elemento di sorpresa può essere costituito dall'immagine che del mondo cristiano emerge dalle pagine di tanti poeti persiani del medioevo. Si tratta di una immagine curiosa e intrigante, ove ad esempio l'"infedele" - nella fattispecie una bella cristiana - seducendo un rispettabile maestro sufi e facendogli scendere tutti i gradini della scala della depravazione, può inopinatamente rivelarsi una guida iniziatica alla verità...