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Cristo ed i culti solari dell'antichità


Aragno
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
Disponibile in copia unica
€ 14,00
Quantità

pp. 74, Torino
data stampa: 1998
codice isbn: 300000001602
Estratto dal testo


Spiegazione della favola composta sopra il Sole adorato sotto il nome di Cristo.


Se esiste una favola la quale sembri dovere sfuggire all'analisi che abbiamo intrapresa dei poemi religiosi o delle sacre leggende mediante la fisica e l'astronomia, è senza dubbio quella di Cristo, o la leggenda che sotto questo nome ha il Sole per oggetto. L'odio che i seguaci di questa religione, gelosi di render dominante il loro culto, hanno giurato agli adoratori della Natura, del Sole, della Luna e degli Astri, alle Divinità greche e romane, delle quali rovesciavano e distruggevano i templi e gli altari, farebbe credere che la loro religione non facesse parte della religione universale; quando però l'errore di un popolo sul vero oggetto del suo culto provasse altra cosa che la di lui ignoranza; e se il culto di Ercole, di Bacco e d'Iside cessasse di essere il culto del Sole o della Luna, perché, nell'opinione dei Greci, Ercole e Bacco erano uomini ascritti al rango degli Dei, e perché nell'opinione degli Egizi, Iside era una principessa benefica, la quale aveva già regnato in Egitto.

I Romani ponevano in derisione le Divinità adorate sulle sponde del Nilo, proscrivevano Aunubi, Iside e Serafi, e pur nonostante adoravano essi medesimi Mercurio, Diana, Cerere, e Plutone, vale a dire, assolutamente le medesime Divinità, sotto altri nomi ed altre forme; cotanto impero riscuotono i nomi sopra il volgo ignorante! Platone diceva che i Greci, dalla più remota antichità, adoravano il Sole, la Luna, gli Astri; e Platone non vedeva che ai tempi suoi conservavano sempre gli stessi Dei sotto i nomi di Ercole, di Bacco, di Apollo, di Esculapio ec., conforme nella nostra grand'opera lo abbiamo provato. Convinti di questa verità, che l'opinione di un popolo sul carattere della sua religione non somministra altra prova che quella della sua credenza, e non ne varia la natura, noi porteremo le nostre ricerche fin dentro i santuari di Roma moderna, e troveremo che il dio Agnello, ivi adorato, è l'antico Giove dei Romani, che sovente vestì le forme medesime sotto il nome di Ammone, vale a dire di Ariete o di Agnello della primavera...


Il testo presenta segni a matita
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