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Prima di Socrate

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Come altri maestri dell’antichità, così anche Orfeo, Pitagora, Eraclito ed Empedocle ci parlano oggi attraverso una serie di frammenti: brandelli di frase o addirittura parole singole che l’acribia dei filologi ha ricavato dalle citazioni contenute negli scritti di autori coevi o successivi. I quali, è evidente, hanno trascelto le citazioni che corrispondevano alla loro sensibilità, alla loro prospettiva e alle loro esigenze, per cui oggi “una mente intelligente capisce che Eraclito parla di volta in volta in modi diversi a Platone, ad Aristotele, a uno scrittore ecclesiastico cristiano, a Hegel, a Nietzsche”.

Descrizione

Come altri maestri dell’antichità, così anche Orfeo, Pitagora, Eraclito ed Empedocle ci parlano oggi attraverso una serie di frammenti: brandelli di frase o addirittura parole singole che l’acribia dei filologi ha ricavato dalle citazioni contenute negli scritti di autori coevi o successivi. I quali, è evidente, hanno trascelto le citazioni che corrispondevano alla loro sensibilità, alla loro prospettiva e alle loro esigenze, per cui oggi “una mente intelligente capisce che Eraclito parla di volta in volta in modi diversi a Platone, ad Aristotele, a uno scrittore ecclesiastico cristiano, a Hegel, a Nietzsche”.

La rassegna della ricezione di Eraclito potrebbe continuare. Marx, per esempio, riuscì a leggere in un frammento dell’Efesino la descrizione di quel processo di scambio che si effettua in “due metamorfosi opposte che si integrano a vicenda: trasformazione della merce in denaro e ritrasformazione del denaro in merce”. Anche Carlo Michelstaedter si rispecchiò in Eraclito, ma vi trovò un filosofo della persuasione. Gyorgy Lukács, invece, vide in Eraclito uno strumento involontario dei “distruttori della Ragione”: da Kierkegaard, che usò “l’astratta generalità, storicamente condizionata, della dialettica eraclitea” come un’arma nella sua lotta contro Hegel, fino a Baeumler e a tutti quei “seguaci fascisti” di Nietzsche che, per fare di quest’ultimo un “’solitario’ precursore di Hitler”, accentuano l’importanza della sua derivazione da Eraclito.

Tra i “seguaci fascisti” di Nietzsche, Lukács avrebbe potuto benissimo citare Oswald Spengler, che in Eraclito ammirò il custode delle tradizioni avite e l’avversario inconciliabile della nascente democrazia; preferì invece colpire bersagli viventi, come Béla Hamvas; o come Karoly Kerényi, sebbene quest’ultimo non fosse propriamente un “distruttore della Ragione”.

Anche per Béla Hamvas la parentela ideale tra Eraclito e Nietzsche è strettissima. Nel saggio su Il posto di Eraclito nella spiritualità europea, che è del 1936, egli presenta l’Efesino come il portavoce di uno stile “eroico, regale, sublime” che costituisce l’antitesi radicale della morale democratica: “Aborrì la democrazia come nessun altro, prima e dopo di lui, se prescindiamo da Nietzsche”. E la derivazione di Nietzsche da Eraclito è da Hamvas affermata nel modo più esplicito: “Quell’atteggiamento che da Nietzsche in poi viene definito come pessimismo tragico-eroico’ quasi contemporaneamente e con pari forza prese forma nel mondo ionico con Eraclito, nella Magna Grecia con Empedocle, in Attica con Eschilo”. […]

Dettagli del prodotto

Editore
All'Insegna Del Veltro
Autore
Hamvas Bela
Info libro
pp. 127; Parma
Disponibilità
1 Libro
ISBN
3073
Condizione
Nuovo

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