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Felicità Antica e Infelicità Moderna

L’epicureismo e Leopardi

Alboversorio
€ 25,00
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prefazione di Dominic O'Meara.
pp. 400, Milano
data stampa: 2015
codice isbn: 978889755394

Pur mutuando la sua concezione di materia eterna e increata dalla fisica greca, nella fattispecie da quella di Stratone di Lampsaco, che nel dibattito moderno si contende con quella di Epicuro lo status di modello di materialismo coerente, Leopardi rompe con la filosofia antica. La sua riflessione porta infatti alle estreme conseguenze lʼesito scettico del pensiero moderno, che, nonostante la sua negazione del platonismo, ha continuato a sostenere lʼesistenza dellʼassoluto. Per Leopardi la realtà non ha alcun fondamento: il principio delle cose è il nulla. Egli sovverte il razionalismo che ha imperato nella filosofia occidentale fin dalle sue origini greche. Anche quando è fondata su una visione della natura meccanicistica e ateleologica, lʼetica greca rimane intellettualistica: lʼepicureismo identifica nella conoscenza della verità il phármakon, il rimedio contro il dolore, condannando la sentenza silenica. Per Leopardi, erede della sapienza del Sileno e di Salomone, la ragione, che conosce «lʼinfinita vanità del tutto», vede nellʼeternità dellʼannullamento la «medicina di tutti i mali».

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