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Il Lamento della Pace


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Disponibile in copia unica
€ 22,00
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a cura di Luigi Firpo.
pp. 208, nn. ill. a colori e b/n, Torino
data stampa: 1968
codice isbn: 6080

Dalla presentazione dell'Unione Tipografica-Editrice Torinese:
"Anche quest'anno, nel porgere ai suoi Amici - Autori, Collaboratori, Lettori - questa ormai consueta e festosamente attesa strenna augurale, i' Unione TipograficoEditrice Torinese rinnova una testimonianza affettuosa, un voto fervido di prosperità e di pace.

Di fronte all'accoglienza unanime di consensi e di simpatie, che questo piccolo dono è venuto incontrando, cercammo in passato di esprimere in poche righe quale fosse i' animo nostro nel porgerla e quali considerazioni vorremmo che guidassero di anno in anno le nostre scelte non casuali. «C'era sembrato », scrivemmo allora, «che una Casa antica, che ha fatto del libro la ragione stessa della propria esistenza, e i' opera di ogni giorno, e un impegno di probità, e un atto d'amore, non potesse esprimere altro che con un libro il sentimento che la lega alla sua grande Famiglia. Un libro, ovviamente, inconsueto, tale da non competere con gli altri innumerevoli che ci tentano quotidianamente dalle vetrine con le loro vesti multicolori, e che fosse tuttavia un documento rigoroso, in una piena evidenza anche visiva, di un momento intenso, di un vertice alto della nostra civiltà. Un libro, insomma, non solo da leggere o da sfogliare, ma che suggerisse un invito a rimediare: che ci ponesse in un colloquio così intimo con i grandi del passato, da farceli sentire veramente presenti nei pericolosi agoni dove l'umanità odierna arrischia giorno per giorno il suo problematico futuro ».

Fedeli a questo intento, la lettura che oggi suggeriamo è quella del Lamento della Pace di Erasmo da Rotterdam. Del grande umanista olandese cade quest'anno la ricorrenza celebrativa, perché la data della sua nascita permane incerta tra il 1466 e il '68; ma non è stata soltanto questa coincidenza a ispirare la nostra scelta. Alla ricera rievocazione sono infatti dedicate qui di seguito le pagine su «Erasmo e l'arte », che ripercorrono, sulla traccia di quel suo volto aguzzo, amaro, arguto, un inconsueto itinerario dell'arte europea del pieno Rinascimento.

Per riascoltare la sua voce abbiamo prescelto invece il più alto messaggio del suo irenismo e della sua filantropia. Mentre da ogni parte della terra si levano ogni giorno invocazioni alla pace fraterna, mentre gli uomini sono ormai consapevoli che soltanto la pace può assicurare non solo la loro vita individuale, ma l'esistenza stessa del nostro pianeta, pure il sinistro fragore della guerra non tace ancora. Vi sono popoli che ancora combattono per sopravvivere o per aggredire, altri che si dilaniano in guerriglie fratricide, altri che ostentano, in orgogliose parate o in poligoni più o meno segreti, strumenti guerreschi sempre più catastrofici e definitivi.

A tutti il discorso di Erasmo - lucido, serrato, implacabile ripete che .la guerra, oggi come all'alba del secolo XVI, rimane un' aberrazione stupida e feroce; che è incompatibile con la coscienza cristiana e con la stessa razionalità dell'uomo; che produce distruzioni materiali e morali irreparabili; che è frutto di calcoli errati, di orgogli disumani, di sanguinaria follia. Per bocca di Erasmo, l'intera umanità operosa e mansueta, l'umanità del pensiero, dell'arte, del lavoro, ripete le parole dell'esecrazione e della speranza, riafferma la propria fede nel futuro annunciato dal Profeta, quando gli uomini «forgeranno le spade in vomeri e le lance in falci» e riconosceranno finalmente in ogni sembianza umana un volto fraterno."

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