Il decennio del governo di Innocenzo X, tra il 1644 e il 1655, è indubbiamente tra i più fecondi nello sviluppo del barocco romano, superato nella cura delle arti soltanto dai pontificati di Urbano VIII e Alessandro VII. Non si tratta di un periodo economicamente e politicamente favorevole per la Sede di Pietro e gli Stati italiani a causa del progressivo spostamento al Nord del cuore pulsante della vita europea. Dagli anni Trenta del Seicento i civilissimi centri d'Italia perdono spazio e privilegi nelle dinamiche di potere e di mercato, avviandosi a quella crisi che Fernand Braudel definisce «perdita della supremazia italiana» chiarendo che si tratta, pur sempre, di una splendida decadenza.
Papa Pamphilj avverte le difficoltà del momento e tenta, da abile diplomatico, di affermare il suo ruolo di mediatore tra le grandi potenze europee. I risultati non sono soddisfacenti, come non sono favorevoli per il cattolicesimo romano le condizioni di pace dei trattati di Westfalen, che pongono fine alla lacerante guerra dei Trent'anni. A Roma si vivono momenti di tensione, sia contro lo strapotere dei Barberini che sono costretti a fuggire, sia per gli echi di questioni esterne, non ultima la rivolta napoletana guidata da Masaniello. Il governo di Papa Pamphilj non riesce a raggiungere la condizione di pace tanto auspicata. Ne soffre anche lo sviluppo delle arti, come lamenta Giovan Battista Passeri: «intanto non ricompariva la quiete necessaria alla pittura».
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Il decennio del governo di Innocenzo X, tra il 1644 e il 1655, è indubbiamente tra i più fecondi nello sviluppo del barocco romano, superato nella cura delle arti soltanto dai pontificati di Urbano VIII e Alessandro VII. Non si tratta di un periodo economicamente e politicamente favorevole per la Sede di Pietro e gli Stati italiani a causa del progressivo spostamento al Nord del cuore pulsante della vita europea. Dagli anni Trenta del Seicento i civilissimi centri d'Italia perdono spazio e privilegi nelle dinamiche di potere e di mercato, avviandosi a quella crisi che Fernand Braudel definisce «perdita della supremazia italiana» chiarendo che si tratta, pur sempre, di una splendida decadenza.
Papa Pamphilj avverte le difficoltà del
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- Editore
- Logart Press
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- 300000001204