Nella primavera del 1924 il giovane Giacomo Debenedetti tenne a Torino, in una sede legata alla comunità ebraica, un ciclo di conferenze sui Profeti biblici. Il giovanissimo conferenziere «trattò maestrevolmente l'argomento con parola alata, piena di fede e nutrita di studi profondi» riporta la rivista
Che cosa incarnano i Profeti per un ebreo non biblista, che pur sentendo il fascino del richiamo religioso è e rimarrà un interprete laico? Ancora da Segre: «La religione, sappiamo, non ha un perché: è un bisogno dell'animo. E negli scritti critici di Debenedetti, ma soprattutto nelle sue perfette narrazioni degli anni di sangue, l'ispirazione religiosa dà molte prove. Tanto piÙ importante doveva essere per lui sospendere la febbrile dedizione alla letteratura e soffermarsi sul grande messaggio biblico, in anni che vedevano i primi trionfi del fascismo ormai libero da ostacoli. [ ... ] Con i profeti, azzarda Debenedetti, "Dio si sottrae da ogni agevole e rassicurante contatto con gli uomini", e ci lascia soli a confrontarci con la nostra moralità. Anzi, Debenedetti descrive con termini drammatici la disgiunzione tra un Dio ormai manifestato nel "Suo dolore, la pena della Creazione" e, dall'altro lato, "la intima solitudine dell'anima umana". Come se Dio, trasformatosi nel profondo di noi in forma di ideale morale, si fosse poi esiliato, lui, in cieli lontani. [00.]11 messaggio di Debenedetti è un messaggio di ardore e di silenzio».
Giacomo Debenedetti (Biella 1901 - Roma 1967) è tra i più raffinati e penetranti critici del Novecento. Fondamentali le sue tre serie di Saggi critici (1929, 1945, 1959) e la produzione narrativa, che comprende Amedeo (1926), Otto ebrei (1944) e 16 ottobre 1943 (1944). Postumi sono stati pubblicati, tra gli altri, Il personaggio 1101/10 (1970) e Il romanzo del Novecento (1971).
È in preparazione presso Mondadori un Meridiano a lui dedicato.
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Nella primavera del 1924 il giovane Giacomo Debenedetti tenne a Torino, in una sede legata alla comunità ebraica, un ciclo di conferenze sui Profeti biblici. Il giovanissimo conferenziere «trattò maestrevolmente l'argomento con parola alata, piena di fede e nutrita di studi profondi» riporta la rivista
Che cosa incarnano i Profeti per un ebreo non biblista, che pur sentendo il fascino del richiamo religioso è e rimarrà un interprete laico? Ancora da Segre: «La religione, sappiamo, non ha un perché: è un bisogno dell'animo. E negli scritti critici di Debenedetti, ma soprattutto nelle sue perfette narrazioni degli anni di sangue, l'ispirazione religiosa dà molte prove. Tanto piÙ importante doveva ess
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Mondadori
- Autore
- Debenedetti Giacomo
- ISBN
- 978880444698