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Ambientato in un lungo e tormentato periodo della storia cinese moderna, dall’invasione giapponese iniziata nel 1937 fino all’inizio dell’era riformista nel 1979, questo romanzo breve tuttavia mette in secondo piano i tragici e crudeli eventi della grande Storia per concentrarsi sulle micro-storie di personaggi marginali, anch’esse comunque intrise di violenza: abbiamo così l’efferato assassinio di Erhan da parte del bandito Faccia Candida, l’uccisione di Faccia Candida da parte del fratello di Erhan divenuto eroe proletario ma soltanto per vendetta, l’incomprensibile scomparsa del comandante comunista Xie Siling caduto in una trappola per un’ingenuità personale, mentre su tutto, a fare da raccordo alle mortifere prepotenze dei maschi coinvolti nella storia, la storia di Xiuyun, una donna incompresa e sfortunata, oggetto passivo del desiderio altrui, divenuta prima la moglie inerte del libertino Erhan, quindi l’amante-schiava del bieco Faccia Candida, e infine l’amante-cameriera del funzionario comunista “vecchio Qiao”. Venendo meno nel romanzo il “senso” della grande Storia, anche le storie dei personaggi finiscono tuttavia per sfilacciarsi, diventando, nelle parole del narratore, come “perle di una collana spezzata”. Il risultato, ci dice Ye Zhaoyan attraverso i vari procedimenti metanarrativi tipici dell’opera, è che dare senso ai fatti del passato non è possibile, se non al prezzo di romanzarli. La storia del giuggiolo (1988) è una delle opere più note della cosiddetta “avanguardia”, la breve ma intensa esperienza di sperimentazione letteraria che ha rappresentato il culmine dell’esplosione artistica degli anni Ottanta cinesi, a cui hanno partecipato anche autori molto conosciuti come Yu Hua, Su Tong e Ge Fei.