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Il Mio Paese e il Mio Popolo

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Bompiani
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presentazione di Pearl S. Buck, traduzione di Piero Jahier.
pp. 472, Milano
data stampa: 1940
codice isbn: 5769

Dalla presentazione di Pearl S. Buck:
"Uno dei più importanti movimenti della Cina odierna, è la scoperta del proprio paese da parte di giovani intellettuali cinesi. Una generazione fa, i loro padri più progrediti cominciavano a provare un inquieto scontento nei riguardi del proprio paese. Erano consapevoli, o meglio, s'imponeva loro la consapevolezza, che la Cina, quale era stata per il passato, non fosse in grado di affrontare il pericoloso ed aggressivo modernismo dell'Occidente. Non voglio tanto riferirmi al modernismo politico, quanto alla marcia degli avvenimenti economici, culturali e militari. Quei padri cinesi, padri della gene· razione attuale, sono stati i veri rivoluzionari. Essi misero fuori combattimento i vecchi governi dinastici, essi mutarono, con incredibile velocità, il sistema educativo, essi, con zelo instancabile, progettarono e stabilirono un piano di governo moderno. Nessun antico governo di imperatori compi mai con velocità più imperiale così tremendi cambiamenti, in un paese così smisurato.

In questa atmosfera di mutamento è cresciuta l'attuale gioventù intellettuale della Cina. Mentre i suoi padri si erano imbevuti di dottrina confuciana, avevano appreso i classici e ad essi si erano ribellati; i giovani son stati travagliati da molteplici forze dei tempi nuovi. Hanno appreso qualche elemento di scienza, di cristianesimo, di ateismo, di libero amore, di comunismo, di filosofia occidentale, di militarismo moderno; un po' di tutto. Intellettualmente, son stati costretti alle stesse grandi omissioni che la Cina ha commesso fisicamente. Son balzati, per dirla al figurato, dal periodo della primitiva strada campestre, all'era dell'aeroplano. Troppo grande omissione. L'intelletto non può compensarla. Nel conflitto, lo spirito doveva smarrirsi.

Nondimeno, il primo risultato di questo vuoto, fu indubbiamente quello di aver prodotto una classe di giovani cinesi, uomini e donne, ma principalmente uomini, che, sinceramente, non sapevan più come vivere nel proprio paese, o nell'epoca in cui il loro paese ancora viveva. La più parte di essi aveva n studiato all'estero, dove si era n dimenticati la realtà della propria razza. Fu cosa abbastanza facile ai diversi capi rivoluzionari, persuadere a questi intelletti fuorviati che la cosiddetta immaturità della Cina, fosse in primo luogo dovuta alla intromissione politica e materiale di potenze straniere. Il mondo esteriore fu fatto capro espiatorio del medievalismo cinese. Invece di ammettere che la Cina stava facendo i suoi passi avanti a modo suo; lentamente, è vero, e magari pesantemente, ma verso la modernità, fu facile strillare sui tetti che, se non fosse stato a causa degli stranieri, da un pezzo essa sarebbe stata alla pari, quanto a sviluppo materiale, con le altre nazioni.

Risultato di ciò, fu, in certo qual modo, una nuova rivoluzione. Praticamente, la Cina si liberò delle sue due grandi vessazioni, Giappone escluso: l'estraterritorialità e la tariffa doganale. Nessun grande mutamento visibile ne risultò come conseguenza. Divenne, così, evidente che quelle che erano debolezze, debolezze rimanevano, e che esse erano inerenti alla ideologia della popolazione. Si scopri, ad esempio, che quando un gerarca diventa stabile e si trincera, diventa altresì conservatore, e, purtroppo, spesso non meno corrotto del funzionario vecchio stile. Verità confermata da altre storie. Troppe menti giova.[...]"

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