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Dalla Prefazione del Traduttore:
Sarebbe futile voler oggi negare l'attualità di Dostojevskij e di Tolstòj solo perchè una parte più o men grande del loro pensiero politico-sociale si è rivelata caduca o utopistica. E più futile ancora sarebbe volerla negare per la ragione, anche più angusta e meno valida, che nella loro stessa patria uno di essi, Tolstòj, è oggi considerato - come pensatore - di gran lunga superato e degno, tutt'al più, di qualche pietoso riguardo nella sua qualità di anarchico demolitore, istintivo precursore, in certo senso, della rivoluzione sociale, mentre l'altro, Dostojevskij, è poi addirittura bollato come reazionario e messo all'indice dal fanatismo ignorante della storiografia letteraria ufficiale. Discorrere, e a lungo, dei due massimi scrittori russi da un punto di vista storicamente limitato e contingente sarebbe non solo possibile (e ne verrebbe fuori un quadro, a parer mio, piuttosto negativo per Tolstòj, con largo margine positivo per Dostojevskij), ma anche troppo avvincente, col pericolo di dipartirsi dalla necessaria spassionatezza, e di esulare dai limiti e dall'indole della prefazione richiesta da un'opera come quella che qui per la prima volta si presenta al lettore italiano...
Sarebbe futile voler oggi negare l'attualità di Dostojevskij e di Tolstòj solo perchè una parte più o men grande del loro pensiero politico-sociale si è rivelata caduca o utopistica. E più futile ancora sarebbe volerla negare per la ragione, anche più angusta e meno valida, che nella loro stessa patria uno di essi, Tolstòj, è oggi considerato - come pensatore - di gran lunga superato e degno, tutt'al più, di qualche pietoso riguardo nella sua qualità di anarchico demolitore, istintivo precursore, in certo senso, della rivoluzione sociale, mentre l'altro, Dostojevskij, è poi addirittura bollato come reazionario e messo all'indice dal fanatismo ignorante della storiografia letteraria ufficiale. Discorrere, e a lungo, dei due massimi scrittori russi da un punto di vista storicamente limitato e contingente sarebbe non solo possibile (e ne verrebbe fuori un quadro, a parer mio, piuttosto negativo per Tolstòj, con largo margine positivo per Dostojevskij), ma anche troppo avvincente, col pericolo di dipartirsi dalla necessaria spassionatezza, e di esulare dai limiti e dall'indole della prefazione richiesta da un'opera come quella che qui per la prima volta si presenta al lettore italiano...